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Tempest Storm

Tempest Storm: un mito vivente

Basta pronunciare il suo nome per capire tutto di lei: Tempest Storm è come un uragano che ha percorso quasi tutta la storia del Burlesque, cavalcando le luci della ribalta come se fossero solide, sorridendo e ancheggiando, mostrando il suo fisico prorompente e i suoi capelli rosso naturale.

Per chi conosce il burlesque il suo nome non è nuovo: è semplicemente la performer più amata tra le vecchie glorie, 90 anni portati in modo scintillante. È stata una delle pin-up più famose degli anni Cinquanta, insieme all’amica Bettie Page, e come Gipsy Rose Lee, Lily St. Cyr e Blaze Starr è una delle maggiori figure nella storia del burlesque. Al contrario di Gypsy, non ha inventato qualcosa di nuovo, non ha numeri particolarmente iconici. Tempest ha semplicemente eseguito performance burlesque più a lungo di chiunque altro, e lo ha fatto tremendamente bene. Il suo stile più celebre resta il solo-strip act, che è sempre stato il suo cavallo di battaglia, accompagnato spesso da sapienti movenze Bump & Grind.

Tutte possiamo ancora oggi imparare la vera essenza del teasing dalle parole di Tempest Storm: “Ciò che ha ucciso il pubblico di massa nel burlesque è stato che molte performer hanno iniziato a spogliarsi del tutto. Non è solo di cattivo gusto, ma è anche non necessario. Il segreto di un buon striptease è il lasciare quanto più possibile all’immaginazione”.

E ancora, nello specifico: “Non importa cosa dicono gli uomini, nessuno di loro vuole veramente vedere una performer che semplicemente balza fuori dai suoi vestiti. Ci vuole la comunicazione, il segreto è instaurare un contatto. Nei miei act, anche se alla fine mi resta addosso il minimo legale, in verità indosso sempre più di quello che tolgo. C’è qualcosa di psicologico in questo: una performer che riesce a comunicare modestia è più sexy di una che si spoglia e basta”.

Tempest Storm

Come la giovane Annie divenne Tempest Storm

Al pari di molte star, non solo del Burlesque, Tempest Storm è finita nello show business per puro caso, fuggendo da un’infanzia difficile. Nata Annie Blanche Banks il 29 febbraio 1928, a Eastman, in Georgia, non ha mai conosciuto il suo vero padre. I suoi si separarono quando sua madre era incinta, e Annie crebbe con un patrigno che abusava di lei. A quindici anni, per fuggire da un incubo, se ne andò di casa. Conobbe un ragazzo della sua età che le promise di prendersi cura di lei, si sposarono e 24 ore dopo il loro matrimonio era già annullato. Annie lo sposò solo per emanciparsi legalmente dalla sua famiglia. Poco dopo incontrò un altro ragazzo. Il secondo matrimonio durò sei mesi. Nelle sue memorie racconta come arrivò a Hollywood, con una massa di capelli rossi che tirò sulla testa per sembrare più grande, e mentì sulla sua età per iniziare a lavorare. “Ero carina, e avevo un bel fisico, ma apparivo come migliaia di altre ragazzine che vanno a Hollywood con l’idea di fare le attrici”. Lavorò dapprima come commessa, poi in un cocktail bar. Riusciva a stento a mantenersi, ma “avevo idea che se fossi tornata a casa non sarei più andata via”.

Le cose non andavano bene, Annie lavorava in un drive in come cameriera quando incontrò un uomo che le chiese se aveva mai pensato di lavorare nello show business. Non era l’idea che Annie aveva in testa: l’uomo voleva fare di lei una stripper.

L’uomo le fissò un appuntamento con Lillian Hunt per il Folies Theatre. Annie non ci andò: era spaventata a morte, ma l’uomo andò di nuovo a trovarla e la incoraggiò. “Fare la spogliarellista era l’ultima cosa che volevo, ma alla fine ci andai. Avevo bisogno di un lavoro, mi presero tra le ragazze della fila e mi fissarono una paga di 40 dollari a settimana. Era più di quanto avessi mai guadagnato in vita mia”.

Tre settimane dopo, Annie divenne solista, con una paga di 60 dollari a settimana, e la settimana ancora successiva Lillian Hunt le disse che aveva bisogno di un nome d’arte. Fu la stessa Lillian a suggerire Tempest Storm. “Niente di meglio?”, chiese Annie. “Che ne dici di Sunny Day?”, propose allora Lillian. Fortunatamente Annie, allora diciasettenne, scelse Tempest Storm. Non poteva saperlo, ma in quel momento stava nascendo la starlette più pagata di sempre.

Tempest Storm e Bettie Page

Una vita scintillante, non solo sotto i riflettori

A vent’anni Tempest Storm era già una superstar: cachet altissimi, spettacoli in moltissime città americane, soprattutto Reno e Las Vegas. Nel 1957 Tempest Storm diventò il suo nome anche legalmente. Era l’epitome di un nuovo burlesque, quello che si dirigeva verso gli anni Sessanta, spostatosi a Ovest, che non aveva più il suo epicentro a New York, ma che inevitabilmente sarebbe stato soppiantato da altre forme di ipersessualità: una fenice morente che brucia al massimo del suo splendore. Rimase la più pagata anche dopo, quando questa forma d’arte conobbe un periodo di declino e, in molti paesi, di oblio. Ci ha sempre tenuto a distinguersi da veterane come Gypsy Rose Lee, si è paragonata piuttosto all’amica Bettie Page, con la quale compare nelle scene dal retrogusto fetish Teasearama di Irving Klaw.

Alla fine degli anni Cinquanta assicurò i suoi seni per un milione di dollari presso la Lloyd Assicurazioni di Londra. Questi e mille altri episodi “originali” erano la sua firma: pubblicità e sensazionalismo.

Ovviamente si affacciò anche al cinema, sogno mai accantonato del tutto, ma potè recitare solo in film di genere, per lo più nel ruolo di se stessa. Tra i più importanti The French Peep Show, di Russ Meyer, Striptease Girl, Roadshow e Shock-O-Rama.

Le furono attribuiti moltissimi amori, anche con uomini importanti, tra cui addirittura Elvis Presley, Sammy Davis Jr. e il Presidente Kennedy. Invece sposò un cantante famosissimo, ultrapagato quanto lei, Herb Jeffries, uno dei più grandi crooner di sempre. La sua Flamingo

Gypsy Rose Lee

Gypsy Rose Lee: la Madre del Burlesque

Il Burlesque, più di altre forme d’arte, ha tra le sue schiere di angeli fatti di curve molte dive e divine. Ma se c’è davvero una trinità de venerare, questa è composta da Lily St. Cyr, Ann Corio e Gypsy Rose Lee. Quest’ultima in particolare viene considerata come l’inventrice di ciò che oggi consideriamo burlesque: l’arte del rivelarsi a poco a poco, non solo di togliersi i vestiti di dosso, ma di stuzzicare, con sapiente e ironica malizia, chi sta a guardare. “Più tease che strip” si legge in ogni biografia di colei che passò alla storia come “la donna che inventò il burlesque”.

Come sappiamo, questa forma d’arte esisteva da tempo, ma Gypsy le conferì una forma definitiva e rispettata, per la prima volta anche negli ambienti dell’alta società e della neonata televisione.

Bella sì, ma non più di tanto, Gypsy Rose Lee si fece strada soprattutto per il suo cervello, e ancora oggi viene ricordata come la donna più intelligente nello show business burlesque, pioniera di quell’essere imprenditrici di se stesse che tanto viene sbandierato, non sempre a ragione, ancora oggi.

Gypsy Rose Lee

Gypsy Rose Lee giovanissima nello show dei fratelli Minsky e in altri celebri momenti della sua carriera

Quando era Louise: l’infanzia difficile di Gypsy Rose Lee

La storia di Gypsy Rose Lee è una strada verso l’affrancamento e l’uscita da un tunnel che solo in un modo poteva vedere la fine. Sua madre, Rose Evangeline Thompson, sposò John Olaf Hovick, venditore di spazi pubblicitari per il Seattle Times di origine norvegese, che era ancora adolescente. Il giorno delle nozze aveva già in grembo Rose Louise Hovick (vero nome di Gypsy), che nacque l’8 gennaio 1911. Sua madre dichiarò sempre il giorno successivo e frequentemente cambiò la data di nascita sia di Louise (Gypsy veniva chiamata sempre con il suo secondo nome) che di sua sorella, meglio nota come l’attrice June Havoc. La donna e le sue due figlie viaggiavano moltissimo, e per aggirare le leggi dei vari stati sul lavoro minorile, le date di nascita venivano costantemente spostate. La stessa Louise per anni non seppe quale fosse davvero il giorno del suo compleanno. Fu subito chiaro ciò che mamma Rose voleva: costrinse le sue due figlie ad estenuanti viaggi e provini, poiché voleva che sfondassero da subito nel mondo dello show business – il che la portò al divorzio dal padre delle fanciulle. L’anno successivo si risposò, ma Louise e June non hanno mai avuto una figura paterna accanto. La loro dispotica madre era tutto ciò che avevano. June, da sempre la preferita di mamma Rose, manteneva la famiglia già a due anni e mezzo, come piccola star, “La più piccola danzatrice sulle punte del mondo”. Quando June fu chiamata per comparire in alcuni cortometraggi, Louise fu lasciata a casa e riuscì almeno frequentare le scuole elementari, al contrario di June, alla quale fu insegnato a leggere dalle stage manager. In seguito Rose mise in piedi spettacoli di vaudeville, tra cui l’allora celebre Baby June and Her Farmboys, in cui Rose era la star e Louise, a cui la madre imputava una totale mancanza di talento, era relegata sul fondo. Con grande disappunto della donna, June fuggì con uno dei ballerini di fila, Bobby Reed, e lo sposò a soli tredici anni. Nonostante i loro show avessero incassato una media di 1.500 dollari a settimana, mamma Rose aveva sperperato quasi tutto il denaro.

La popolarità del vaudeville era in declino. Rose mise in piedi un altro spettacolo, Rose Louise and Her Hollywood Blondes e attribuì a Louise la mancanza di successo. La verità era che quella forma di spettacolo stava morendo, così Rose un bel giorno portò sua figlia in una Burlesque House senza spiegarle in quale disciplina artistica avrebbe fatto il suo debutto. Louise aveva quindici anni.

Gypsy Rose Lee

Gypsy Rose Lee in pose da donna fatale. Al centro: foto promozionale per il film “La bella dello Yukon”

Come Louise divenne Gypsy Rose Lee

Si dice che la starlette più attesa di quella serata ebbe una malore e non potesse salire sul palco. Si dice che Rose, attratta dalla paga, spinse sua figlia come volontaria, e che Louise fosse terrorizzata all’idea di spogliarsi in pubblico. L’audience era molto diversa da quella del vaudeville, come pure le ragazze che lavoravano allo show. Pare che Louise salì sul palco con un gonnellino di erba simile a quello delle ballerine di Hula, e che non si tolse molto di dosso. Il pubblico però rispose benissimo a questa nuova forma di “spogliarello”, che stuzzicava la fantasia più che mostrare carne. Una sera Louise ideò un finto incidente: la spallina del suo scintillante abito da sera si staccò e lei scoprì una spalla. Il pubblico, in delirio già con questo piccolo escamotage, letteralmente impazzì quando il vestito scivolò ai suoi piedi. Era nata una stella, la più fulgida nel mondo del Burlesque.

La tappa successiva era lo show dei fratelli Minsky, dove le cameriere, vestite alla francese, spruzzavano delicati profumi sugli ospiti. Nella più famosa burlesque house degli Stati Uniti era tempo di trovarsi un nome nuovo. Louise scelse Gypsy, per il suo hobby di leggere le foglie del tè, aggiunse Rose, dal suo vero nome e come omaggio alla madre, e alla fine appose Lee come vezzo. Divenne molto presto la stella di punta dei Minsky, ma apportò al tutto un sapore completamente nuovo, mescolando massicce dosi di ironia alla sensualità. La volgarità degli show dei fratelli produttori fu stemperata a tal punto che Gypsy fu scritturata molto spesso per intrattenere ai balli dell’alta società newyorkese.

Gypsy Rose Lee

Gypsy Rose Lee con indosso alcuni fra i suoi più vistosi costumi

Gypsy Rose Lee goes to Hollywood

Gypsy fu più volte arrestata in frequenti raid della polizia dai Minsky. Fu sempre rilasciata, poiché la sua mente brillante le forniva sempre qualche trucco per aggirare le

Zorita

Zorita: la prima bad girl del Burlesque

Nella storia del burlesque non ci sono solo leggiadre creature come Faith Bacon e Sally Rand o bellezze statuarie come Lily St. Cyr. L’eleganza altezzosa e lontana, a volte sognante e quasi favolistica di alcune performer contrasta con ciò che realizzò la prima naughty girl del burlesque: la spregiudicata Zorita.

Procace, provocante, piena di curve pericolose e idee originalissime, Zorita fu il simbolo della sensualità fatale e pericolosa.

Zorita e il suo inconfondibile look

Zorita e il suo inconfondibile look

Una ribelle all’inizio del secolo: nascita di Zorita

Youngstown, Ohio, 30 agosto 1915. Nasce Katherin Boyd, o Katryn Boyd. Zorita non ha mai chiarito il suo vero nome, né ha mai amato rivelare molto sulla sua vita privata. Addirittura anni dopo, quando venne arrestata a Toledo, il rapporto della polizia riportò come suo vero nome Ada Brockett. Non ci sono molte informazioni su ciò che la riguarda fuori dal palcoscenico. Sappiamo però che da bambina fu adottata da una coppia di metodisti e che già all’età di quindici anni lavorava come intrattenitrice nelle feste di addio al celibato e in una colonia nudista alla San Diego World’s Fair, per approdare infine al mondo del burlesque all’età di vent’anni, dopo essere stata notata a un concorso di bellezza.

Nonostante abbia sempre generato molto scalpore, non sappiamo molto dei suoi flirt né di ogni episodio di arresto. La documentazione su di lei è quanto mai scarna.

Zorita nel suo celebre numero "Half & Half"

Zorita nel suo celebre numero “Half & Half”

Zorita’s trademark: originalità e aggressività

Nel corso della sua carriera, Zorita passò ben presto dalle routine più classiche alle provocazioni e agli act più innovativi. A metà degli anni Trenta, creava molto scalpore la sua personalità decisa e ruvida, e di certo il suo giocare continuamente con la sessualità e i generi non passavano inosservati né venivano facilmente digeriti.

Uno dei suoi numeri più famosi è Half & Half, in cui, proprio ironizzando sull’identità di genere, era vestita a metà da sposo e a metà da sposa e procedeva in una magistrale danza con striptease che lasciava intendere l’attesa e il desiderio che si concretizzano in una prima notte di nozze. Il numero fu originariamente attribuito a Vernon Castle (il famigerato showman del duo Veron & Irene Castle portato anche sul grande schermo in un film con Fred Astaire e Ginger Rogers), ma la coppia di sposi Castle non si spinse mai oltre la performance di ballo.

Un altro act, divenuto un classico a cui diverse perfomer ancora oggi rendono omaggio, la vedeva di fronte a una gigantesca tela di ragno tempestata di cristalli. Dal buio spuntavano le inquietanti zampe di un ragno che, gradualmente, la privavano dei vestiti. Queste e molte altre idee fecero sì che Zorita raggiungesse una popolarità fulminea e destinata a rimanere nell’immaginario collettivo degli spettatori. Di certo sono riconoscibili i suoi “marchi di fabbrica”: su tutti i capelli corvini con due grosse ciocche biondo platino ai lati, un omaggio a Elsa Lanchester nel film La moglie di Frankenstein, per evocare un immaginario sensuale e orrorifico insieme. Qualche anno più tardi, seguendo ancora le tendenze dettate dalla Settima Arte, la sua chioma divenne tutta biondo platino, con un taglio di capelli che ricordava molto quello di Marilyn Monroe.

Zorita a passeggio con uno dei suoi serpenti e durante una performance

Zorita a passeggio con uno dei suoi serpenti e durante una performance

Zorita: la sposa del serpente

Ciò che senza alcuna ombra di dubbio caratterizza ancora oggi la figura di Zorita è la sua associazione con i serpenti. Il suo act più famoso, The Consummation of the Wedding of the Snake, che è possibile vedere all’interno del film I Married A Savage, la vedeva eseguire uno striptease sensualissimo mentre un boa consrictor vivo e lungo otto piedi le si avvolgeva intorno al corpo. In seguito Zorita utilizzò i serpenti in quasi tutti i suoi show, coordinando i suoi movimenti con quelli sinuosi dei suoi due rettili, un boa e un pitone, che chiamò Elmer e Oscar.

Celeberrime le foto che ritraggono mentre ne porta uno a passeggio, come fosse un cagnolino al guinzaglio.

Il suo comportamento verso questi due serpenti le causò problemi con la legge: nel febbraio 1949 fu arrestata per i consueti problemi di buon costume. Quello che doveva essere un arresto ai fini di censura, portò a scoprire dell’altro e le procurò un’accusa molto pesante di crudeltà sugli animali. Sua figlia Tawny, che a neanche due anni venne immortalata mentre giocava con il pitone, dichiarò alla polizia di non aver paura dei serpenti in casa, in quanto sua madre li teneva chiusi in un cassetto, come un qualunque altro indumento di scena. L’accusa ufficiale fu che la performer incollava la bocca dei suoi serpenti prima di ogni performance. Zorita venne rilasciata pagando una cauzione di 1.500 dollari, ma i suoi serpenti le furono confiscati.

Zorita nella sua versione biondo platino

Zorita nella sua versione biondo platino

La carriera di Zorita: controversa fino alla fine

Oltre a I Married A Savage, le incursioni di Zorita sul grande schermo furono diverse. Tuttavia la starlette non tentò mai davvero la carriera d’attrice. Per lo più i suoi ruoli la videro trasporre le sue performance o la sua stessa personalità al cinema in altri tre film: Naughty New York, Judy’s Little No No e Revenge is My Destiny. Fu poi la volta di Lenny, il meraviglioso biopic diretto dal leggendario Bob Fosse, ma il suo ruolo come proprietaria di un nightclub non finì nei credits ufficiali della pellicola.

Del resto anche quella piccola parte non raffigurava altro che ciò che Zorita era nella realtà: dal momento in cui lasciò

Faith Bacon

Faith Bacon: dietro i ventagli

 

Storie eccezionali, per lo più di donne, racconti di vita di ineguagliabile potenza evocativa. Ecco di cosa si compone la storia del Burlesque. Dietro una forma d’arte ci sono sempre storie di persone che, smessi i succinti abiti e sciolto il make-up di scena, non sono diverse da tutti noi. Dietro i lustrini e tutto questo scintillare, capita che ci siano donne delicate, personalità assai sensibili, fiori delicati che il mondo ammira senza coglierne mai la vera essenza.

Questa è la storia della bellissima Faith Bacon, “la donna più bella de mondo” secondo nientemeno che Florence Ziegfeld. Una ragazza che iniziò la sua carriera molto presto, con la creatività dei veri innovatori, che codificò alcuni tra i più importanti e più amati act del burlesque classico e che, dietro quelle meravigliose piume di struzzo, nascondeva un’anima fragile.

 

Faith Bacon, la performer che inventò la Fan Dance

Nata a Los Angeles il 19 luglio 1910 da una coppia-scandalo per quei tempi (sua madre Charmion era già in attesa di lei quando sposò Francis Page Bacon), iniziò la carriera di performer e danzatrice da giovanissima, già negli anni Venti, dopo aver visitato Parigi e aver deciso, senza aver avuto alcuna preparazione artistica precedente, di dedicarsi a queste forme d’arte. Tornata negli States, lavorò immediatamente sia a Broadway che presso i teatri di Ziegfeld.

Fu lei, e non come erroneamente si crede Sally Rand (che divenne famosa negli anni Trenta) a inventare la Fan Dance, la romantica danza con dei grandi ventagli di piume di struzzo.

La storia è ben documentata. Una delle prime scritture di Faith a Broadway fu con il grande produttore Earl Carroll, nei famosi spettacoli Vanities, Fioretta e Sketch Book. Carroll era ben noto per le sue provocazioni all’allora vigente Proibizionismo. A quel tempo era consentito mostrare delle nudità femminili su un palco solo a patto che le ragazze fossero immobili, come un tableau vivant. Il nudo era ascrivibile alla forma d’arte pittorica, così mostrato. Ma a Carrol questo non poteva bastare, e in Vanities ostentava ragazze completamente nude che si esibivano in piroette e capriole per tutto il perimetro del palco. A volte le faceva immergere in vasche da bagno piene di alcolici, illegali durante il Proibizionismo. Si racconta che, dopo l’ennesimo avvertimento ignorato del New York District Attorney, un poliziotto fece irruzione sul palco tentando di coprire una starlette con una coperta, lei si liberò e corse nuda fuori, con risultati esilaranti da pantomima di film muto.

Fu allora che a Faith Bacon venne un’idea, come riportato da una lettera che scrisse allo stesso Earl: “Caro Carroll, perché non mettiamo in piedi un numero in cui mentre mi muovo sono coperta e quando mi fermo sono scoperta? Per esempio, poniamo che l’orchestra stia suonando un walzer. Io danzo per il palco e poi, a ogni terzo accordo la musica si ferma e io mi blocco, immobile e nuda”. Estasiato, Carroll le chiese con cosa avrebbe potuto velarsi durante i movimenti e Faith suggerì le piume di struzzo.

Faith Bacon e i suoi ventagli di piume

Faith Bacon: problemi con la giustizia… e non solo

La fan dance fu un successo immediato, e Faith Bacon, con le produzioni di Carroll, la portò in tour per tutti gli Stati Uniti, creando ovunque un grande scalpore. Uno show di luci fu aggiunto alla sua performance, come se la accarezzassero (anche troppo sensualemente) mentre era ferma e nuda. Il 9 luglio 1930, la polizia fece irruzione durante lo spettacolo al New Amsterdam Theatre, e arrestò Faith, Carroll e larga parte del cast per “aver dato una performance indecente”. Dopo il raid, con il processo ancora in corso, alcune modifiche furono applicate all’act. Carroll decise che Faith avrebbe dovuto indossare un velo di chiffon durante il numero, e non essere completamente nuda. La Fan Dance continuò la sua tournée fin quando la giuria non dichiarò colpevoli sia il produttore che la starlette. La compagnia si sciolse e Faith Bacon venne scritturata nelle Ziegfeld Follies dal giugno al novembre 1931.

Ma la giustizia non era il solo nemico: nel 1933 Bacon si recò a Chicago alla World’s Fair dopo aver appreso che un’altra performer, sua rivale, avrebbe eseguito una Fan Dance. Sally Rand aveva reso meno esplicita la sua performance, servendosi tra l’altro di separé e non mostrando mai il suo corpo nudo (in seguito sostenne anche di aver indossato una tuta aderente color carne) e aveva fatto propri alcuni movimenti, come si vede nel celeberrimo video della World’s Fair dell’anno successivo. Faith Bacon si presentò alla competition come “The Original Fan Dancer”, ma fu infine Sally Rand a diventare la più famosa fan dancer, e per alcuni ne divenne persino l’ideatrice.

Faith Bacon Burlesque performer

Faith Bacon e il declino di una star

Dopo la World’s Fair del ’33, la carriera di Faith Bacon iniziò un inesorabile declino. La contemporanea ascesa di Sally Rand fece indurire molto il suo carattere: Faith arrivò ad affermare che anche la Bubble Dance fosse una sua idea rubatale dalla rivale Sally. La sua reputazione di “diva difficile” fece il giro di tutti i teatri.

Nel 1936, all’interno dello show Temptation, Faith Bacon appariva nuda all’interno di una teca di vetro, al Chicago’s State-Lake Theater. Il suo ruolo rappresentava la tentazione della bellezza. Un supporto del sipario si staccò e andò a rompere la teca di vetro. Molte ragazze fuggirono urlando, ma Faith si rialzò, con le gambe notevolmente ferite, e continuò a danzare. La vista di quella bellezza nuda coperta di sangue scioccò l’intera audience. La diva fu portata in ospedale, dove rimase per oltre un mese. Tornata sulle sue gambe, con cicatrici evidenti che non sarebbero più sparite, le ci vollero mesi prima di poter tornare a esibirsi.

La sua carriera era ormai segnata, e Bacon fece causa al società che gestiva il teatro per 100.000 dollari. Ne ottenne solo 5.000 e li spese in

Lili St. Cyr

Lili St. Cyr, the Anatomic Bomb!

Vi abbiamo stuzzicato con la prima biografia dedicata a Blaze Starr, ma anche noi ci abbiamo preso gusto. Facendo qualche ricerca in rete, ci siamo resi conto che esistono pochissime bio in italiano sulle icone indelebili e le star che compongono il firmamento del Burlesque e del mondo vintage in generale. Ecco perché abbiamo deciso di continuare, periodicamente, a redigere qualche biografia. Lo facciamo per noi, ma anche per voi, sperando di farvi cosa gradita e di contribuire, nel nostro piccolo, a mantenere viva la storia dello scintillante mondo che tanto amiamo.

Raccontarvi in una sola pagina chi è stata Lili St. Cyr e cosa rappresenta ancora oggi non è impresa semplice. Basti pensare che, insieme a Gypsy Rose Lee e Ann Corio, Lili St. Cyr va a comporre quella che è una sorta di “Trinità del Burlesque”. Dive e divine assolute, semi-dee per l’appunto, per chiunque ami questa forma d’arte in continuo divenire, ma che pure torna inevitabilmente a confrontarsi con loro, le vere pioniere.

 

Lili St. Cyr: più che una biografia, una favola

Come in ogni favola, sarà bene iniziare dal principio: la nostra splendida regina del Burlesque nacque il 3 giugno 1918, a Minneapolis, Minnesota. Il suo vero nome è incerto: per alcuni è Marie Francis, per altri Willis Marie, Van Schaack. Suo padre, Edward Van Shaack, fu arruolato poco dopo la sua nascita e fu assente per gran parte della vita di sua figlia. Cresciuta da sua madre e dal secondo marito di lei, Lili aveva anche una sorella, Rosemary, che dopo aver sposato uno dei Minsky divenne performer burlesque a sua volta, senza però mai raggiungere la stessa notorietà.

In cerca di fortuna, molto presto Marie (o Willis Marie) si trasferì a Pasadena con la famiglia e, mentre studiava danza, si manteneva facendo la cameriera. Fino al giorno in cui divenne ballerina di fila al Florentine Garden e sposò (a diciassette anni) il caposala del locale Howard Hubert. Il matrimonio durò solo pochi mesi.

 

Lili St. Cyr e il gossip: ben sei matrimoni!

La finezza dei numeri di Lili St. Cyr fu raramente contestata (sebbene quelle rare volte fossero state particolarmente aspre), eppure lei finì molto spesso a riempire le pagine dei tabloid degli anni ’40 e ’50 a causa della sua turbolenta vita amorosa. Lili si sposò e divorziò per ben sei volte. Dopo Hubert fu la volta del motociclista Corydon C. Milne. In seguito i suoi legami furono più “altolocati”: l’attore Paul Valentine, il noto ristoratore Armando Orsini, l’attore e stuntman Ted Jordan e il tecnico degli effetti speciali Joe Zomar. Tra gli altri affair, lei vantava anche love story nientemeno che con Victor Mature e con Orson Welles. Ted Jordan, in una biografia sensazionalistica dal titolo Norma Jean: My Secret Life with Marilyn Monroe, le attribuisce una storia omosessuale con la Monroe. I biografi ufficiali di Marilyn smentirono con forza i suoi racconti, specificando che “Marilyn ha modellato se stessa in larga misura su Lili St. Cyr: il suo modo di vestire, di parlare, di muoversi. Norma Jean era una ragazzotta di provincia dai capelli scuri e la voce stridente e acuta, e fu da Lili St. Cyr che imparò come diventare una dea del sesso” (traduzione nostra da un’intervista su Newsday a Liza Dawson, biografa di Marilyn Monroe).

Lili St. Cyr in alcuni dei suoi più celebri act

Lili St. Cyr in alcuni dei suoi più celebri act

Dalla fila alla ribalta: nascita di Lili St. Cyr

Torniamo al Florentine Garden, dove le lunghe gambe di Marie zampettano ogni sera, e lei supplica il proprietario del locale di lasciarle eseguire un à solo. Dopo averlo sfinito, riesce a mettere in piedi un numero auto-coreografato, e con esso a ottenere una piccola parte in uno show di San Francisco, al club Music Box. Lavorando lì, Marie si rende conto che le ballerine di fila guadagnano una miseria: sono le soubrette che portano a casa i soldi! La condizione? Le soubrette si spogliano. Non ci vuole molto a convincere il producer Ivan Fehnova a farla tentare: il suo fisico statuario avrebbe avuto sicuramente successo.

Invece non fu così: convinto della sua avvenenza, Fehnova la mandò in scena senza aver mai visto il suo numero, che fu un completo disastro. Anziché licenziarla, però, riconobbe la sua negligenza e la aiutò a preparare un nuovo act, sotto la sua supervisione. The Flying G divenne il marchio distintivo della diva: alla fine del suo numero, un amo gettato da un responsabile di palco, si agganciava al suo perizoma e lo strappava via, lasciandole una frazione di secondo per coprirsi.

Lili St. Cyr però non mostrò mai un nudo integrale, come altre sue colleghe nel locale. Per tutta la sua carriera, i suoi act si distinsero per l’eleganza e la classe. Fu in occasione del debutto di “The Flying G” che Marie cambiò il suo nome in Lili Fehnova, in onore del suo primo mentore. In seguito divenne prima Lili LaRue e poi Lili LaBang. Intorno al 1940, cercando di richiamare l’aristocrazia militare francese, adottò il patronimico St. Cyr. Anche la sua autobiografia, “Ma Vie de Stripteaseuse”, fu scritta in francese, ed edita per la prima volta nel 1982.

 

Dalla Vergine Cinese alla Dea della Giungla: la carriera di Lili St. Cyr

Bellissima, elegante, ma con una carica sensuale che le fece meritare il soprannome di “Anatomic Bomb”, Lili St. Cyr si è sempre distinta innanzitutto per la ricchezza dei suoi costumi e degli oggetti di scena. Famosa per la vasca da bagno, vantava nel suo repertorio anche un complesso sistema di scenografie che comprendeva specchi, divani, letti e vari elementi di mobilio. Senza menzionare i numeri più esotici. Indelebile è Jungle Goddess, in cui finge un accoppiamento con un enorme, bellissimo, coloratissimo pappagallo.

Innumerevoli sono i suoi leggendari act: “The Wolf Woman”, “Afternoon of a Faun”, “The Ballet Dancer”, “In a Persian Harem”, “The Chinese Virgin”, “Suicide”, “Dorina Grey”, senza contare personaggi più classici come la Sposa, Salomè, il Capo Indiano, Cleopatra, il Cigno,