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Jerry Lewis: il re della Commedia

“Se saprai ridere almeno una volta al giorno, allungherai la tua vita di almeno dieci anni”.

Era la stessa ricetta di Charlie Chaplin, quella consigliata da Jerry Lewis: una risata al giorno, qualunque cosa succeda. Del resto, era uno dei suoi idoli, quello che gli fece nascere la prima battuta – o almeno così raccontava.

Joseph Levitch è nato a Newark, il 16 marzo 1926, ed è stato anche lui un immenso interprete e un ancor più bravo regista. Una pietra miliare per tutti coloro che amano la musica, la recitazione, l’arte che va dagli anni Quaranta ai giorni nostri. Soprannominato The King of Comedy, in Italia è conosciuto soltanto come Picchiatello. Noi che fatichiamo sempre a riconoscere quanto sia più grande il genio di chi fa ridere rispetto a chi fa piangere, fummo gli unici al mondo a stroncare i suoi esordi registici, ma fortunatamente l’Italia non giocò un ruolo decisivo nella felicità di Jerry Lewis. Del resto “La felicità non esiste, quindi dobbiamo fare in modo di essere felici senza”, avrebbe risposto lui.

Jerry Lewis giovane

Il giovane Jerry Lewis

Il cabaret nel sangue: l’infanzia di Jerry Lewis

Joseph nacque in New Jersey, da due immigrati russi di origine ebraica: Rachel “Rae” Brodsky e Daniel Levitch, attore di Vaudeville. La sua infanzia fu itinerante: sin da subito iniziò a respirare l’aria dei backstage e dei piccoli teatri di provincia, in cui suo padre si esibiva. A soli cinque anni calcò per la prima volta le assi del palcoscenico, come componente di un coro. Quando arrivò l’età scolare, i genitori lo dovettero affidare a una zia di Albany, ma la sua carriera scolastica non fu brillante. Il piccolo Joseph non eccelleva nello studio, ma nelle imitazioni dei suoi insegnanti. Durante gli anni del college, a Irvington, si fece cacciare per aver picchiato un professore che parlava male degli ebrei. Jerry fu sempre suscettibile sul razzismo e sulle sue origini. Solo uno dei suoi più cari amici, Frank Sinatra, in seguito si sarebbe rivolto a lui salutandolo ogni singola volta con un “Come stai, ebreo?”, e questo a Jerry Lewis piaceva da morire. Del resto, i suoi best friend erano figli di immigrati italiani: oltre a Frank c’era una tale Dino Crocetti, che poi sarebbe diventato Dean Martin.

A soli diciotto anni Jerry Lewis si sposò per la prima volta. Patti Palmer, nata Esther Calonico, era una cantante di Vaudeville che poi sarebbe diventata anche attrice. Il loro matrimonio durerà ben trentasei anni, durante i quali i due avranno ben sei figli: Gary, Ronald, Scott, Christopher, Anthony, e Joseph. Quest’ultimo è deceduto nel 2009, a soli quarantacinque anni, per un’overdose da narcotici. Jerry Lewis è un amante della famiglia, un esempio di marito e padre amorevole. Singolare, visto che una delle sue più celebri battute recita che “Esistono molte ragioni per i divorzi, ma la principale resta il matrimonio”.

Jerry Lewis e Dean Martin

Jerry Lewis e Dean Martin – con Marilyn Monroe

Jerry Lewis e Dean Martin: meglio del dinamico duo

Senza un titolo di studio e giovane padre di famiglia, Jerry Lewis iniziò a guadagnarsi da vivere grazie a piccoli lavori occasionali, alcuni dei quali sarebbero poi finiti nei suoi sketch. Commesso, magazziniere, fattorino in un albergo, maschera in un cine-teatro di Brooklin. E qui, durante gli intervalli, non resisteva alla tentazione del palco: ci saliva e imitava i cantanti famosi in playback. Naturalmente gli altri dipendenti ridevano, il proprietario lo notò e, dal momento in cui fu sicuro che il giovane fosse esentato dal servizio militare a causa di un’otite, lo fece debuttare. La prima tournée nella quale adottò il suo nome d’arte prese il via nel 1944.

Due anni dopo, il 26 giugno 1946, avvenne un episodio singolare che avrebbe cambiato la vita di due giovani figli di immigrati. Un attore della compagnia era assente e non c’era nessun sostituto. Jerry propose di far salire sul palco il suo amico Dino. Il successo fu clamoroso.

“Perché voi due non mi avete detto di avere un numero insieme?”, chiese il produttore. “Perché non lo sapevamo!”, rispose Jerry. La verità è che i due ragazzi improvvisarono, come erano soliti fare nel tempo libero. Fu quello l’inizio di un sodalizio che durò dieci anni. Jerry Lewis e Dean Martin furono la coppia comica più famosa dell’epoca. Uno affascinante, l’altro impacciato. Uno sicuro di sé, l’altro pieno di tic e smorfie isteriche. Mentre Bob Hope e Bing Crosby tenevano ancora banco, il pubblico aveva bisogno di un duo più giovane, con battute fresche e gag nuove. E fu proprio la loro incredibile capacità di improvvisare, di non avere mai un copione studiato a tavolino, a decretarne il successo. Lo stesso pubblico poteva partecipare anche per più sere di seguito ai loro show: sul palco non si sapeva mai dove quei due sarebbero andati a finire e lo spettacolo era sempre diverso. La Paramount Pictures offrì loro un contratto per portare sul grande schermo alcune tra le loro gag più famose. Nacquero così La mia amica Irma e Irma va a Hollywood. Jerry Lewis e Dean Martin lavorano insieme in ben sedici lungometraggi, dalle scene indelebili come quella in cui Jerry gioca a carte con uno scimpanzé che beve e fuma. Trasmissioni radiofoniche, partecipazioni televisive, centinaia di ingaggi teatrali. I due incisero diversi dischi che finirono subito nelle hit nazionali. Nel 1952, una delle migliori epoche per il fumetto, la DC Comics pubblicò una serie a loro dedicata, The Adventures of Dean Martin and Jerry Lewis.

Jerry Lewis e le sue smorfie

Alcune delle espressioni più celebri del “picchiatello” Jerry Lewis

La separazione e la carriera solista di Jerry Lewis

Dieci anni dopo il loro esordio insieme, questo duo di incredibili comici annunciò la separazione. Le ragioni erano personali: Jerry metteva in ombra Dean. I ruoli cinematografici ormai erano sbilanciati, a volte Martin era meno di una spalla. Gli screzi erano già forti dal 1954, quando Look Magazine utilizzò una foto che li ritraeva entrambi, ma tagliando Dean Martin e pubblicando i copertina solo il volto di Jerry Lewis. Molti provarono a farli ricongiungere, e lo stesso Jerry continuò sempre a dichiarare a chiunque la bravura e il talento del suo amico, ma la rottura era ormai definitiva. La serie a fumetti continuò per un anno intero, ma poi anche da quella fu eliminato Dean Martin. Jerry divenne il protagonista assoluto che interagiva anche con i supereroi DC, persino con Superman.

Inizialmente Dean Martin fu quello che guadagnò di più da questa separazione: il suo appeal fiorì del tutto, incise dischi indimenticabili e fu ingaggiato per ruoli al cinema che ancora oggi vengono ricordati, diretti da registi importanti quali Howard Hawks e Vince Minnelli. Jerry era incasellato nel suo personaggio di “picchiatello”, tutto smorfie e assurdità. Frank Tashlin, con il quale aveva lavorato in precedenza insieme a Dean, lo ricontattò e lo fece lavorare in due film che gli diedero stimoli nuovi: Il balio asciutto e soprattutto Il Cenerentolo. Questo film, ancora oggi una delle interpretazioni più amate di Lewis, subì uno slittamento nella distribuzione. La Paramount aveva bisogno di un rapido titolo, girato con pochi soldi e in fretta, per coprire la finestra estiva. Fu così che Jerry Lewis esordì alla regia, con Ragazzo tuttofare, in cui improvvisò senza una sceneggiatura e girò giorno per giorno, scena per scena. Ancora una volta, fu un inconveniente, un problema da risolvere senza pensarci troppo, a regalare al mondo qualcosa di grande nella storia della comicità. Jerry Lewis si rivelò da subito un brillante e capace regista, osannato da pubblico e critica. I Cahiers du Cinéma lo definirono “Il regista totale”, l’unico in grado di realizzare un film comico perfetto anche dal punto di vista registico. The Total Film-Maker divenne anche il titolo del libro in cui Jerry raccolse le lezioni di regia che tenne a Hollywood, in una scuola d’arte drammatica.

Jerry Lewis

Jerry Lewis ieri e oggi

Successo, beneficenza, il ritorno di vecchi amici

Ormai divenuto un’icona, una star internazionale amata e anche rispettata in tutto il mondo, Jerry Lewis firmò degli autentici capolavori della commedia. L’idolo delle donne, Il mattatore di Hollywood, Jerry 8 e ¾, Le folli notti del Dottor Jerryll… Furono riscoperte persino le sue canzoni, che negli anni Cinquanta non ebbero successo se non quando furono interpretate da Judy Garland, e uscì un disco dal titolo Jerry Lewis Just Sings. Ma la scena musicale più indelebile resta quella all’interno del film Dove vai sono guai!, diretto ancora una volta da Tashlin, durante la quale Jerry mima la celeberrima composizione The Typewriter.

Nel 1972 tentò di sfuggire a un altro cliché, quello della commedia, e diresse un melodramma, The Day the Clown Cried, ambientato in un campo di concentramento nazista (evidente ispirazione per La vita è bella). Il film non fu compreso, non venne venduto all’estero, e ciò portò Jerry a lasciare il cinema per un lungo periodo, per dedicarsi ai suoi programmi di beneficienza. Nel 1966 aveva fondato il Jerry Lewis MDA Telethon, che raccoglie fondi per la ricerca contro la distrofia muscolare e che va in onda ogni anno da allora. Nel 1976 Frank Sinatra gli fece una sorpresa in diretta: chiamò sul palco Dean Martin. Lui e Jerry, commossi, si riabbracciarono di fronte a milioni di telespettatori, con un pubblico in sala in delirio. Non si vedevano esattamente da vent’anni, e tutto fu cancellato quella stessa sera.

Nel 1980 Jerry Lewis tornò dietro e di fronte la macchina da presa con Bentornato, Picchiatello!, ma era ormai non più giovane per le consuete acrobazie. Si ruppe una vertebra, dovette assumere steroidi che lo portarono all’obesità, si aggiunse una meningite virale. Disperato, tentò persino il suicidio. Fino al 1983, quando tutto cambiò di nuovo: Martin Scorsese lo volle nel suo Re per una notte, accanto a Robert De Niro. Lo stesso anno, a sopresa, e dopo pochi mesi dal divorzio dalla sua prima moglie, Jerry Lewis sposò una ex ballerina di Las Vegas di ventuno anni più giovane, SanDee Pitnick. Poco dopo, i due adottarono una bambina.

Jerry Lewis, genio della comicità mondiale e grandissimo artista del cinema, non ha mai ricevuto nemmeno una nomination agli Oscar, ma di certo non ha nulla da invidiare a chi espone la celebre statuetta sul camino del salotto. Centinaia di comici si sono ispirati a lui, tra i quali Jim Carrey. Vive con SanDee a Las Vegas, e nonostante i problemi di salute che un ultranovantenne può avere, si esibisce ancora sul palco e tiene degli affolatissimi seminari sul buonumore e sul potere terapeutico della risata. È ancora produttore cinematografico e supervisione tutti i remake dei suoi film, amatissimi e idolatrati in tutto il mondo.

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