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Dixie Evans: la Marilyn Monroe del Burlesque

Tra le tante star del burlesque di cui vi raccontiamo periodicamente la vita, ce n’è una che ha dato moltissimo al mondo glitterato dell’arte del teasing. Una donna che verrà ricordata nel tempo, poiché è grazie a lei se oggi esistono un museo e un archivio, è grazie a lei se questa forma di espressione effimera può veramente essere ricordata come merita. Dixie Evans non cercò, al contrario di molte sue colleghe, di sfondare nel cinema o essere qualcos’altro oltre a una burlesque performer. Non si diede al canto o alla danza, non finì su riviste di gossip per i tanti matrimoni. Fu una exotic dancer, e fu la fondatrice della Burlesque Hall of Fame, il museo no-profit del burlesque con la missione di “preservare, celebrare e ispirare l’arte del burlesque nel mondo”. Da questo luogo incredibile è nato uno dei premi più prestigiosi al mondo: Miss Exotic World, fondato dalla stessa Dixie. Ma andiamo con ordine: “sit back and relax”, perché stiamo per raccontarvi la storia di Dixie.

Dixie Evans

Dixie Evans in azione

Una come tante altre: l’infanzia di Dixie Evans

La vita di Mary Lee Evans, che poi divenne Dixie adottando il nome di sua nonna, avrebbe potuto essere facile e agiata. Nacque a Long Beach, in California, il 28 agosto 1926, da un businessman che lavorava nell’industria del petrolio, Roy Evans, e da una donna che discendeva da ricche famiglie francesi e dalle prime casate americane, Annie LeGrand. Nelle interviste, una volta famosa, Dixie Evans scherzava molto su questo: “Mi piace giocare sul fatto che sono nata dall’aristocrazia e poi sono finita a fare la spogliarellista!”. Il fatto è che suo padre rimase tragicamente ucciso in un incidente quando la piccola Mary Lee aveva solo sette anni, e sua madre rimase completamente sola a crescere i suoi due figli. Sopraggiunse la Grande Depressione e fece il resto: senza suo marito accanto in grado di risollevare gli affari di famiglia, le finanze si esaurirono ben presto. Dixie pertanto non divenne una delle tante biondine viziate; al contrario imparò ben presto a conoscere il valore del denaro e del lavoro. Fu una ragazza come tante, che sognava di arrivare a Hollywood, ma era anche molto ingenua sui meccanismi che avrebbero potuto condurla fin là. Lavorò nei luoghi più disparati sin da adolescente: un ospedale cattolico, una base militare, persino un campo di sedano. A sedici anni aveva già lasciato il liceo per iscriversi a classi di danza e per unirsi alla fila chiamata The Orchidias de Hollywood. Con questo corpo di ballo giovanile ebbe le sue prime esperienze “esotiche”, girovagando in tour che la portarono in Messico, quindi si unì alla Moonie Dancers, che giunsero in Alaska. Il lavoro le era necessario per vivere, e non sempre le faceva calcare la scena: potè esibirsi con il Clyde Betty Circus e poi finì a fare l’inserviente di scena a San Francisco. Ma da quel retroscena la sua determinazione la portò ad esibirsi nel suo primo numero da solista allo Spanish Village.

Dixie Evans

Tre delle pose più tipiche di Dixie Evans

Dixie Evans sulle orme di Marilyn

Quel primo, acerbo act portò Dixie Evans a lavorare sempre più. La ragazza doveva migliorare, ma aveva talento e determinazione da vendere. Fu così che fu scritturata dal Follies Theatre di Los Angeles, dove incontrò coloro che sarebbero diventati la sua manager e il suo costumista, rispettivamente Lilian Hunt e Gussie Gross. In seguito Lilian inserirà il più famoso act di Dixie Evans nel film di montaggio Too Hot to Handle, e Gussie provvederà al suo scintillante guardaroba. Tra un’idea e l’altra, Dixie giunse all’inizio degli anni Cinquanta lavorando nei luoghi più disparati. I teatri stavano vivendo una fase negativa, per cui lei stessa racconta di essersi esibita per lo più nei club e nei nightclub. Ma il suo curriculum dell’epoca vanta anche luoghi come il President Follies di San Francisco, il Rialto Theatre di Chicaco e soprattutto il Minsky’s a Newark, in New Jersey. E fu proprio uno dei celeberrimi fratelli ad andare a trovarla in camerino una sera per dirle che, data la sua somiglianza con la più grande star del cinema del momento, l’avrebbe chiamata “la Marilyn Monroe del Burlesque”. Dixie non era convinta: “Mr. Minsky, oggi tutte somigliano più o meno a Marilyn Monroe”, gli rispose. Ma Minsky, grande impresario con il pelo sullo stomaco, aveva già pronto un manifesto in cui il viso di Dixie si intravedeva, il nome Marilyn Monroe era scritto a caratteri cubitali, e a lettere molto più piccole si aggiungeva “of Burlesque”. Era chiaro che la decisione era già stata presa. Ma da quella intuizione Dixie Evans tirò fuori un personaggio indelebile, un repertorio-tributo che ancora oggi viene ricordato e imitato. Iniziò a studiare la caratteristica camminata di Marilyn, ogni suo gesto o movenza, persino il suo modo di parlare, che adottò in pubblico. I suoi act erano parodie di Marilyn Monroe… almeno fino alla sua morte. Dopo quel tragico 5 agosto 1962, a Dixie Evans parve un sacrilegio continuare a parodiare una stella che lei, in fondo, amava moltissimo e ammirava con tutto il cuore. Una donna che le aveva permesso di ottenere grande fama. Dal giorno successivo le parodie si trasformarono in omaggi, e i numeri comici divennero eleganti amarcord della diva che fu Marilyn.

Dixie Evans omaggia Marilyn Monroe

Dixie Evans omaggia Marilyn Monroe nel suo act ispirato al film “il Principe e la Ballerina”

Dixie Evans, l’imprenditrice

Intanto però, in quella dozzina di anni, Dixie Evans viaggiò in lungo e in largo negli Stati Uniti, esibendosi soprattutto a St. Louis, Chicago, Detroit, Buffalo, e Austin. Al Place Pigalle di Miami Beach fu scritturata per sei anni di fila, durante i quali lavorò senza mai un giorno di pausa. Fu qui che conobbe il pluripremiato lottatore Harry Braelow, che sposò nel 1963 e dal quale divorziò pochi anni dopo. A metà degli anni Sessanta, la carriera di Dixie ebbe una svolta. Se ne andò su un’isola, Bimini, il cui unico insediamento era un piccolo villaggio di pescatori, per gestire un hotel. Voleva portare lì un grande intrattenimento. Nella sua biografia ad opera di Dr. Lucky si legge lo sgomento dei proprietari dell’albergo quando appresero che intendeva avviare un grande show sull’isola più piccola del mondo. Lei rispose che era l’unico modo che conosceva per aprire un posto suo. Dixie scrisse un show che prevedeva musica dal vivo e live performace di ogni tipo, progettò il bar e il ristorante, fece sistemare le luci in modo che il luogo potesse essere visto già dall’aereo che portava i visitatori sull’isola. Bimini divenne un’attrazione di primo livello per i turisti.
Affaticata da tanto lavoro, Dixie Evans si stava ritirando dalle scene, ma avrebbe continuato sempre con quella vulcanica iniziativa che l’ha caratterizzata nel corso della sua intera vita.

Dixie Evans omaggia Marilyn Monroe

Dixie Evans omaggia celebri scatti di Marilyn Monroe

Nascita della Burlesque Hall of Fame

Fu proprio quella carica imprenditoriale, unita all’amore per l’arte del Burlesque, che la portò a realizzare il sogno dell’amica e collega Jennie Lee: un museo che potesse finalmente glorificare la meravigliosa ma effimera arte del teasing, e che potesse essere anche un rifugio per le performer in pensione. Jennie Lee morì di cancro al seno nel 1990. La sua malattia aveva fermato i lavori e tutto sembrava sfumato. Ma suo marito Charles Arroyo, determinato a realizzare il più grande desiderio della donna che aveva amato, ricontattò Dixie, che subito andò ad analizzare i memorabilia che Jennie aveva accumulato negli anni. Acquistando anche qualche pezzo unico, come un baule pieno di vecchi costumi di Gypsy Rose Lee, e altri pezzi da collezioni varie che molte colleghe furono liete di donare, l’Exotic World Museum aprì i battenti. Dixie Evans ne fu la curatrice per venticinque anni, dopo aver fondato, nel 1991, il premio Miss Exotic World, per attirare turisti e l’attenzione mondiale sulla fondazione. Aveva trasformato un allevamento di capre a Helendale in una sorta di luogo di culto per il Burlesque. Si dice che ci fosse un segnale per le guide che arrivavano trasportando turisti: bastava suonare il clacson tre volte per vedere Dixie comparire sulla porta nel suo costume di scena, completo di trucco e acconciatura, imitando Marilyn Monroe come se fosse uno spot pubblicitario e gridando “Questa è la nostra storia, e merita di essere raccontata!”.
Nel 2006 Dixie e la sua collezione si sono trasferiti da Helendale a Las Vegas. L’anno successiva apriva finalmente la Burlesque Hall of Fame, il museo definitivo degno della visione che ebbero lei e Jennie Lee. Fino alla sua morte, il 3 agosto 2013 per un colpo apoplettico (due giorni prima del 51° anniversario di morte di Marilyn), Dixie Evans lavorò sodo per il riconoscimento del Burlesque come forma d’arte tradizionale, che esisteva ben da prima dell’avvento della televisione. Saltuariamente ha ripreso a salire sul palco, soprattutto per testimoniare l’importanza e l’amore per questo tipo di show. Ha ispirato a tal punto le nuove generazioni di performer da meritarsi da loro l’appellativo “la madrina del Burlesque”. Dita Von Teese ha sempre dichiarato che è stato grazie a lei se mise in piedi il suo primo act e ha desiderato diventare una star del Burlesque mondiale. La generosità di Dixie Evans ha sostenuto il museo per molti anni, e dopo la sua dipartita il tutto rischia di volgere la termine. Per questo le performer di tutto il mondo contribuiscono ogni anno alla Dixie Evans Week, una serie di spettacoli in suo onore il cui ricavato si devolve alla Burlesque Hall of Fame.

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