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Interviste

Matrimonio burlesque: Manuela e Francesco

Matrimonio burlesque: Manuela e Francesco

I matrimoni a tema sono quelli che noi preferiamo. Hanno un’identità che solitamente unisce le passioni dei due sposi, parlano di loro più di mille parole. Per questo siamo letteralmente impazziti quando una coppia di sposi ci ha contattato perché stava organizzando un matrimonio in stile vintage. Di più: molte caratterizzazioni ne facevano proprio un matrimonio burlesque!

Manuela e Francesco sono amanti dello stile retrò… a chi altri avrebbero potuto rivolgersi?

“Conoscevo Les Folies Retro perché ero andata a vedere uno show di fine corso base della scuola di burlesque”, racconta Manuela quando le chiediamo come ha pensato a noi. “Poi, organizzando il matrimonio, ho conosciuto Vanessa Filippi tramite Magnolia Eventi, che ha curato l’allestimento e il catering. Mi sono detta che il mondo è piccolo!”.

Matrimonio burlesque

Photo by Giuseppe Fantini & Simone Pierucci

Matrimonio burlesque: un tema poco convenzionale

Il Vintage Wedding è uno dei quattro trend che saranno presentati a Fall In Love, il primo happening sul matrimonio creativo a Roma. Ma sebbene sia un tema che va sempre per la maggiore, non ci aspettavamo che addirittura una sposa volesse andare nell’ambito specifico del burlesque. “Il tema l’ho scelto perché studio il burlesque e mi piace”, spiega Manuela. “Sul retrò non c’è mai stato dubbio perché sia a me che a mio marito piace lo stile vintage, in realtà più un pop anni ’50. Con Andrea Notarberardino alla creazione degli allestimenti, Magnolia ha ricreato uno stile retrò più ricercato. Sono molto soddisfatta. Avevo suggerito ad Andrea degli elementi, come piume, perle… Abbiamo deciso la composizione del tavolo insieme, ma tutto il resto è stato una sorpresa, ed è stato meglio di quanto immaginassi!”.

E anche Francesco, lo sposo, è stato molto soddisfatto del tema vintage. “Anche a lui piace lo stile retrò e un look generale più sofisticato ha accontentato entrambi, soprattutto perché era più adatto al matrimonio”.

Matrimonio burlesque

Photo by Giuseppe Fantini & Simone Pierucci

Les Folies Retro e l’intrattenimento a un matrimonio burlesque

Chiaramente Les Folies Retro è stata essenziale per arricchire il matrimonio del giusto intrattenimento a tema. “La giornata è andata benissimo”, continua a raccontare Manuela. “Prima si è svolto un rito simbolico, con il cerimoniere di Les Folies Retro. Nella villa dell’Agrivillage c’è una quercia secolare e il rito si è svolto lì sotto. Abbiamo scelto il rito della luce e pronunciato le nostre promesse, sono state molto emozionanti”.

Dopo l’emozione dei due sposi che si congiungono, si passa al divertimento! “Inés Boom Boom è stata spettacolare, è piaciuta a tutti gli ospiti!”, dice Manuela. “Ci ha coinvolto tutti sin dall’aperitivo. Ho ballato tutto il tempo, non ho quasi toccato cibo! Dopo la cena, il dj Coppola Joe, ci ha accompagnato con la sua musica, mi sono divertita da matti!”.

A un matrimonio ci sono anche dei momenti che coinvolgono gli invitati, come il lancio del bouquet e della giarrettiera. “Nel momento della giarrettiera, ho voluto improvvisare dei piccoli numeri burlesque con le mie amiche. Era una sorpresa, sia per Francesco che per gli invitati. Ho comprato i ventagli di piume, le mie amiche hanno tolto il guanto mentre io improvvisavo una fan dance. Alla fine Francesco mi ha tolto la giarrettiera. Dopodiché abbiamo ballato e tutti si sono divertiti moltissimo”.

Matrimonio burlesque

Photo by Giuseppe Fantini & Simone Pierucci

L’importanza di un’organizzazione perfetta

Quando una sposa si avvicina al grande giorno, l’ansia crescente si fa sentire. Ma affidandosi a professionisti che organizzano eventi da molto tempo, molte preoccupazioni magicamente svaniscono. Così è stato per Manuela e il suo matrimonio burlesque: “Ho un amore profondo per Vanessa Filippi”, dichiara la neo sposa sulla nostra direttrice artistica. “È stata bravissima sia ad organizzare che a togliermi un gran numero di ansie. Mi ha dato moltissimi consigli, è stata davvero molto disponibile”.

Non dimentica nessuno, la dolce Manuela, nemmeno il fotografo Giuseppe Fantini e i suoi assistenti, che le lasceranno i ricordi indelebili del Grande Giorno.

“Il fatto è che non è più come i matrimoni di una volta, dove ti siedi, ti gonfi di cibo e ti annoi persino. Noi ci siamo divertiti moltissimo”, conclude con grande entusiasmo. “È stato emozionante, elegante: la villa, il cibo, la musica… Ho ricevuto complimenti per giorni e giorni. E ancora se incontro qualcuno che c’era, mi fa i complimenti. Tutti questi ringraziamenti sono sinceri perché è stato migliore delle aspettative. Mi sposerei altre cento volte per poterlo rivivere!”.

ginger bread head

Ginger Bread Head: intervista alla vintage designer

Come accade che una giovane designer laureata in disegno industriale diventi una delle più ricercate acconciatrici vintage? Lei è Ginger Bread Head, e il suo blog è pieno zeppo di consigli sul look e sul fai-da-te in stile vintage. Potevamo, noi di Les Folies Retro, non notarla? Cinema, eventi dal vivo, matrimoni e naturalmente i videoclip dei gruppi vintage più in voga al momento.

E come se questo non bastasse, ci sono anche i dolci! Già, perché le mani di Ginger Bread Head o sono fra i capelli di qualcuno o sono in pasta per cucinare prelibate dolcezze. Tra acconciature vintage e cupcakes, ricrea un’atmosfera in puro stile americano anni ’50.

Abbiamo fatto una chiacchierata con lei, e abbiamo scoperto che quel pizzico speziato di zenzero ce lo ha proprio nella sua personalità.

 

Come ti sei approcciata a un lavoro così creativo?

Il mestiere di hairstylist nasce da una mia passione che iniziò a prendere forma nel 2007: acconciavo me e le mie amiche per le feste rockabilly. Poi è diventato un mestiere perché ho iniziato ad acconciare per matrimoni, sfilate e party a tema, servici fotografici, eventi vari. Nell’ultimo anno specialmente mi sono trovata a collaborare sui set di alcuni cortometraggi, e a realizzare acconciature non solo vintage, ma anche contemporanee o addirittura storiche. Sono mie le acconciature nel video de Ladyvette Tutti quanti vogliono fare swing.

 

Il nome che ti sei data, Ginger Bread Head, è molto originale: da dove viene?

Gingerbread man è l’omino di pandizenzero, quindi il gioco di parole significa “testa di pandizenzero”, testa rossa. Il logo rappresenta me con una cupcake in mano che alposto della ciliegina ha un occhio umano sanguinante. È un riferimento a Sweeeny Todd. I clienti che non si comportano bene, finiscono nei mei dolci!

Ginger Bread Head

Ginger Bread Head – Foto di Marco Tamburrini

Già, perché tu sei anche famosa per i tuoi dolci… Che tipo di studi hai fatto prima di avviare il tuo progetto così diversificato?

Ho studiato da designer, indirizzandomi al disegno industriale, e poi ho preso un master in food design. La passione per l’acconciatura è nata in parallelo, inizialmente lo avevo preso come un hobby, ma poi mi sono più orientata verso questo settore. La mia attitudine è la ricerca, la progettazione, quindi dico sempre che progetto i dolci e i capelli. Poi è l’amore che porta a concretizzare questi progetti.

 

E concretizzandoli hai aperto anche un blog…

Il blog è nato perché, postando sempre cose che trovavo in giro sui social, le persone più curiose hanno iniziato a chiedermi informazioni. Quindi ho iniziato a pubblicare sugli argomenti più richiesti anziché rispondere a singolarmente e privatamente su Facebook.

 

In questo momento Ginger Bread Head è concentrata su qualche progetto in particolare?

Ho presentato un progetto ad America Graffiti, la catena di american diner in stile rockabilly, infatti alcuni video sul mio blog sono stati realizzati proprio per il loro format. All’interno dei loro ristoranti hanno dei televisori. Anziché mandare Mtv, hanno scelto di proiettare dei video a tema. Sono tutorial sul beauty, il make-up e l’acconciatura.

Ginger Bread Head: acconciature

Alcune acconciature di Ginger Bread Head – Foto di Marco Tamburrini

Descrivici la giornata tipo di Ginger Bread Head.

Può variare molto a seconda dei lavori. In questo momento sto collaborando con la Baburka Production, una produzione cinematografica indipendente di Torpignattara. Stanno realizzando Effectus, il primo evento in Italia di effetti speciali per trucco al livello cinematografico e televisivo. Si terrà presso Ex Lanificio il 15 e il 16 ottobre. In questo momento specifico collaboro per dare una mano per l’evento, insegno all’Andrea Pop Academy: acconciatura sposa e base. Spero a breve di realizzare un corso di self hair style per insegnare chiunque a farsi i capelli da sola.

Come avviene la fase di ricerca nel tuo processo creativo? Parti alla ricerca di qualcosa di specifico o accumuli senza sosta quello che trovi in giro per poi ripescarlo al momento opportuno?

Un po’ random e un po’ in base ai progetti che mi commissionano. Ho lavorato a una fiction di produzione USA, e purtroppo da noi ancora inedita, Santa Brigida. Dal momento che è ambientata nel 1200, ho fatto molta ricerca per elaborare il personaggio e la sua acconciatura. Raccolgo tutto quello che mi colpisce quando viaggio, metto da parte foto, sono sempre su Pinterest. Sto cercando di limitarmi come accumulatrice compulsiva, ma è difficile.

 

E quando non ha le mani nei capelli di qualcuno, cosa fa Ginger Bread Head?

Mi piace leggere e cucinare. Quello dei dolci è rimasto un hobby. La torta che mi viene meglio? La carrot cake.

INGLOT

INGLOT: (non solo) professional make-up!

Già dalla passata edizione dei nostri Corsi di Burlesque, noi di Les Folies Retro abbiamo deciso di dare ancora di più alle nostre allieve proponendo, per la parte riguardante il trucco d’epoca e il vintage make up, la consulenza di non solo una professionista del settore (Alice Onori, che da sempre collabora con noi), ma di un intero team supportato da un brand di indiscussa qualità. Così è nata la partnership con INGLOT, un marchio che da poco è arrivato in Italia e che recentemente ha aperto uno store a Roma.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con il team perché crediamo che, per presentarveli, sia meglio lasciare che siano loro stessi a raccontarsi.

 

Cosa è Inglot e come nasce?

La INGLOT Cosmetics (in Italia presente come INGLOT Italy) è un’azienda produttrice di cosmetici, che presenzia gli eventi make-up in tutto il mondo e che è attivamente presente nelle fiere internazionali di make-up – The make-up show, Imats, produzioni televisive, fashion week in tutte le capitali del mondo. INGLOT da molto tempo è presente a Broadway con molte collaborazioni a spettacoli teatrali e cinematografici come Mamma mia!, The Lion King, The Last Ship, The Phantom of the Opera, ecc. La storia dell’ azienda nasce a partire dagli anni Ottanta con la realizzazione di una collezione colorata di smalti e successivamente di ombretti e rossetti. Oggi il brand offre un vasto range di colori e una varietà di prodotti tra cui, ad esempio, il Freedom System che permette di ottenere infinite combinazioni di colori di ombretti, ciprie, blush, rossetti, correttori e prodotti per sopracciglia. L’espansione internazionale di INGLOT è cominciata nel 2006 con l’apertura del primo franchise a Montreal, Canada. In pochi anni lo sviluppo del brand è stato tale che oggi i nostri prodotti sono disponibili nei sei continenti. Nuove boutique vengono aperte nelle strade principali e nei maggiori centri commerciali come Sears (Messico), Edgars (Sud Africa), Sogo (Malesia) e da Settembre 2011 anche da Macy negli Stati Uniti. Ad oggi INGLOT ha più di 560 negozi in settanta paesi lungo i sei continenti e l’intensivo piano di sviluppo prevede l’apertura di nuovi store, sia su nuovi mercati, sia in paesi dove il brand è già presente. INGLOT ha recentemente aperto due store in Italia – a Roma (Via del Corso) e a Verona (Via Cappello) – e ha preso anche parte a Miss Italia in collaborazione con la Romeur Academy.

INGLOT: lo store di Via del Corso a Roma

Qual è la mission del brand, anche rispetto ad altri marchi di make up professionale?

La mission è di divulgare in tutto il mondo prodotti cosmetici rivolti ai professionisti, ma anche a tutti coloro che ne vogliano fare un uso quotidiano. Inglot propone infatti prodotti di qualità elevata, visibile sia nella resa che nella formulazione: tutti i prodotti sono senza parabeni e certificati GMP.

 

Se doveste scegliere i tre aggettivi che più di tutti caratterizzano Inglot, quali sarebbero?

Professionale, performante, colorato!

 

C’è un prodotto di punta, qualcosa per cui INGLOT è famoso?

INGLOT è famoso in tutto il mondo per il vasto assortimento di colorazioni in tutte le gamme di prodotti, dagli ombretti ai rossetti, dai fondotinta ai pigmenti. Oltre a ciò INGLOT è l’unico produttore di SMALTI O2M. Si tratta di smalti con una particolare formuazione che permette all’ossigeno e all’acqua di penetrare attraverso lo smalto, senza opprimere l’unghia che in questo modo cresce più sana e forte. La formulazione leggera degli smalti O2M non inficia sulla durata, uguale a quella di uno smalto classico.

 

Come viene scelto e formato il personale dello store?

Il personale degli store INGLOT viene scelto direttamente dall’azienda madre, senza intermediazioni. Tutto il personale è composto da make up artists professionisti che durante la formazione acquisiscono una conoscenza approfondita dei prodotti INGLOT, dalla loro formulazione alla loro applicazione.

INGLOT selezione prodotti

INGLOT in Italia: quali le reazioni della clientela?

INGLOT è stato presente nel territorio italiano per diversi anni e con differenti franchising (parliamo di circa cinque punti vendita in tutta Italia). Era quindi molto conosciuto attraverso il web dai professionisti e da chi, girando per il mondo, aveva modo di entrare fisicamente in uno store, ma meno da chi invece non era del settore. Ovviamente attraverso l’intervento diretto dell’azienda madre con l’apertura del punto vendita di Roma prima e di Verona poi, con la partecipazione a Miss Italia 2016 in collaborazione con la Romeur Academy e con la presenza nelle recentissime fiere di Roma Sposa 2016 e Roma International Estetica, INGLOT si sta facendo conoscere sempre più in Italia. Chi segue il web, il mondo dei blogger, degli youtuber, dei truccatori presenti sui maggiori social media, viene presso i punti vendita già con le idee chiare, chi invece entra in negozio per la prima volta rimane entusiasta della professionalità dei make up artists, della varietà dei prodotti e della loro qualità e torna per provare prodotti sempre nuovi.

Il vostro brand è partner di film, musical, ecc. Ce ne parlate?

INGLOT collabora con Brodway ormai da diversi anni, prendendo parte a musical di successo come Mamma Mia!, The Lion King, The Last Ship, PIPPIN, Finding Neverland, The Phantom of the Opera e tanti altri. Per molti qui in Italia alcuni titoli sono sconosciuti, ma si tratta di collaborazioni di altissimo livello che portano INGLOT a creare nuove fantastiche e coloratissime collezioni. Il fatto che INGLOT venga scelto come partner per alcuni tra i più importanti musical di Brodway è simbolo di qualità e alta performance dei prodotti del brand.

Il make-up è anche moda: quali le tendenze per la prossima primavera?

La moda make up per questa primavera si colora di tinte pastello! L’incarnato, come sempre negli ultimi anni, rimane luminoso e pulito. Per alcuni è meglio avere un trucco minimal sugli occhi ed accendere le labbra con colori forti. Le tinte scure sulle labbra per quest’anno resteranno un must anche per la stagione estiva!

Danilo Ramon Giannini

Frank Sinatra 100 anni – Intervista a Danilo Ramon Giannini

Attore e cantante e cantautore. Danilo Ramon Giannini, classe 1985, di Taranto, è un giovane talento ormai noto nel panorama del vintage romano. Apprezzato crooner, interprete di musicalità del passato e attore, nonché vivace entertainer, Danilo si esibisce nelle serate a tema all’interno dei migliori locali vintage romani e non solo.

Da Buscaglione a Dean Martin, da Elvis ai temi dei più famosi musical, passando per il suo grande amore, Frank Sinatra, che proprio quest’anno avrebbe compiuto 100 anni. Danilo ha pensato di realizzare uno dei tanti progetti che ha nel cassetto, e di omaggiarlo con uno spettacolo ideato e scritto da lui: Sinatra’s Birthday – 100… Ma non li dimostra, in scena al Teatro Golden il 4 gennaio 2016.

Ma procediamo con ordine, perché noi vogliamo raccontarvi tutta la storia dal principio…

 

Danilo, come si è accesa in te la scintilla? Come sei finito su un palcoscenico?

Tutto è nato dall’animazione: ho lavorato per sei stagioni in villaggio turistico a partire dai 19 anni. È stato lì che mi è nata la passione del palco, anche se il primo concorso canoro lo feci a soli 8 anni, cantando O sole mio. La scintilla mi ha fatto nascere la voglia di studiare e la necessità di stare sul palco. Dopo l’ultima stagione da animatore in Spagna, sono andato direttamente a Firenze. Ho frequentato l’accademia di musical, la Max Ballet diretta da Massimiliano Terranova, dove ho studiato recitazione, canto e danza. È la stessa scuola che ha frequentato Elisa Lombardi, che con me forma gli Swung Out, ed è lì che ci siamo conosciuti.

 

Un inizio deciso, non c’è che dire. E dopo questa prima esperienza di studio?

Dopo tre anni di studio, durante i quali sono sempre salito sulle polverose tavole di legno del palcoscenico, volevo andarmene, dato che Firenze è un bacino abbastanza ridotto per quanto riguarda il teatro. Ho sostenuto un provino per l’Accademia del Teatro Golden nel 201, è andato bene e così mi sono trasferito a Roma. Qui ho avuto le conferme di quelle che sono oggi le mie peculiarità artistiche. Ho avuto modo di studiare con Maurizio Micheli, Enrico Brignano, Gianpiero Ingrassia. Ho iniziato a lavorare nello stesso Golden andando in scena con Marco Columbro, i fratelli Fornari, Gianni Ferreri, Daniela Morozzi. Ho preso parte a diversi musical, cimentandomi in vari ruoli.

Danilo Ramon Giannini

È stato a questo punto che hai capito che il canto sarebbe stata la tua vita?

Diciamo che in fondo l’ho sempre saputo. La passione per la musica mi fu trasmessa da mia nonna e da mio padre. Mia nonna ha sempre avuto una bellissima voce, le piace molto cantare. Il mio nome viene da La vedova allegra, il conte Danilo. E questa era la parte di mia nonna. Sergio Leone fa intervenire mio padre con la battuta di Eastwood “Al cuore, Ramon”. Mio padre mi ha inculcato la passione per la musica classica napoletana e anche internazionale.

 

Quindi poi, oltre al teatro, decidi di cimentarti in progetti musicali…

Non subito: il progetto Swung Out che era nato per gioco. Les Folies Retro trovò me e Giulia di Turi che allora facevamo duo, e ci propose delle serate. Il riscontro fu subito buono, positivo. Il numero di serate aumentò subito e capimmo che potevamo essere dei professionisti. Qualche anno dopo, sempre grazie a Les Folies Retro, ho conosciuto il batterista Marco Calderano ed è nato il progetto Sinaltra. Nel frattempo Giulia aveva deciso di seguire dei progetti suoi e così ho richiamato la mia vecchia collega di accademia, Elisa Lombardi. Anche lei aveva maturato molta esperienza, aveva partecipato a vari musical tra i quali Mamma mia! Il duo Swung out perciò non naufraga, ma continua con lei.

 

E a questo punto decidi che vuoi anche scrivere canzoni tue…

È stato sempre al teatro Golden che ho incontrato il Maestro Aldo Petris, con cui ho iniziato una collaborazione di cantautorato. Io portavo idee musicali e testi e lui ci costruiva sopra l’arrangiamento e la canzone. Così è nata Scusi Signorina, che ha fatto da apripista alla realizzazione di un demo di due brani che è in vendita su Amazon, e si chiama proprio Le prime due.

Danilo Ramon Giannini

In questo lasso di tempo il tuo stile si è affinato e hai scelto di dedicarti maggiormente alle sonorità vintage…

Ho sempre avuto la tendenza vocale ed emozionale verso la musica anni ‘50 e ‘60, principalmente per quella americana. Poi personalmente mi piace il jazz anni ‘30 e ‘40 da George Gershwin a Cole Porter, interpreti come Bing Crosby, fino a Dean Martin per poi giungere a Frank Sinatra e quindi chiudere il cerchio di nuovo nei ‘50s. Queste passioni mi hanno portato a specializzarmi in sonorità swing e jazz. È una cosa che mi appartiene: anche quando canto altri generi, quel tipo di melodia e di impostazione escono fuori.

 

Molte persone a questo punto potrebbero erroneamente credere che vivi nel passato.

Assolutamente non sono staccato dalla realtà attuale. Ricordi quando alle medie ci facevamo le nostre compilation? Ecco, io insieme ai Depeche Mode e ai Placebo, ci mettevo anche Frank Sinatra. Se la musica è bella, lo è in tutte le epoche, e se uno stile ritorna, vuol dire che è talmente forte e funziona che torna prepotentemente. Il cattivo gusto sta nelle scelte. Se uno per interpretare gli anni ‘30 si mette un papillon e un gilet di scarsa qualità, scredita la categoria e genera pagliacciate. Ecco perché la cura della ricostruzione deve investire ogni aspetto. Ma non vivo in quell’epoca lì. Sarebbe da stupidi pensarlo. Una ricerca c’è, ma è una ricerca cosciente. Per andare lontano nel futuro, la rincorsa la prendo bene nel passato.

 

Arriviamo allo show che stai per portare in scena: Sinatra’s Birthday – 100… Ma non

BloodyEdith_logo

Bloody Edith: il vintage nuovo per donne vere

Il look vintage più autentico, quello ispirato agli anni Quaranta e Cinquanta, quello che prende forma guardando vecchi film in bianco e nero, ma che infonde tutta l’allegria e l’energia del technicolor. Sono gli abiti di Bloody Edith, stilista che disegna le proprie collezioni su autentici cartamodelli vintage, ma che realizza vestiti nuovi, non usati, e li rende pret-à-porter e accessibili a tutti. È il concept alla base del lavoro di Laura Distefano, la mente e anche il braccio dietro tutto questo progetto. Sono anni che noi di Les Folies Retro conosciamo Laura: anche noi abbiamo nei nostri armadi almeno uno dei suoi capi ciascuno…

 

Ciao Laura, presentati a chi non ti conosce.

Romana DOC ma trapiantata a Milano, dove ho inaugurato il mio primo atelier, sono l’ideatrice e stilista del marchio Bloody Edith, ispirato alla moda degli anni Quaranta e Cinquanta e dedicato all’unica costumista che nella storia del cinema ha vinto ben otto premi Oscar: Edith Head, di cui ho adottato il motto “Un vestito deve essere abbastanza stretto per mostrare che sei una donna e abbastanza lento per mostrare che sei una signora”. Disegno e mi occupo di ogni dettaglio della produzione dei capi, realizzati tutti completamente a mano in sartorie rigorosamente italiane.

Bloody Edith 2011-2012 - Photo by Daniela Pellegrini

Bloody Edith 2011-2012 – Photo by Daniela Pellegrini

Come definiresti il tuo lavoro?

In due parole: curioso e creativo. La volontà di offrire un prodotto unico non solo nello stile, ma anche nei materiali e nella fattura guida da sempre il mio lavoro. Dietro ogni modello c’è una certosina ricerca storica, tra cartamodelli e altri dettagli d’epoca. E c’è lo sforzo di proiettarsi nel passato per creare un prodotto originale ma in perfetta sintonia con il gusto di icone sofisticate come Ingrid Bergman e seducenti come Marilyn Monroe, per restituire alla donna il piacere di un capo fatto a mano, liberandola dalle tendenze imposte da un mercato della moda afflitto dall’omologazione dei prodotti in serie.

 

Come nasce il nome Bloody Edith e cosa indica?

Molti pensano che Bloody Edith sia il mio nome all’anagrafe, invece è chiaramente riferito alla storica costumista della Paramount, Edith Head appunto. Per quanto riguarda l’aggettivo “Bloody” preferisco mantenere il segreto. D’altronde in inglese questo termine ha un significato ambiguo. Mi piace pensare che Bloody Edith possa essere letto secondo diversi punti di vista.

Bloody Edith 2009-2010 - Photo by Daniela Pellegrini

Bloody Edith 2009-2010 – Photo by Daniela Pellegrini

Nel panorama vintage italiano Bloody Edith è ormai un marchio riconosciuto. C’è voluto molto per raggiungere questo traguardo?

Con il senno di poi posso dire che tutto è iniziato nel 2007, con la mia tesi di laurea all’Accademia di Belle Arti Roma con indirizzo “Scenografia, Costume e Spettacolo”. Era dedicata proprio a Edith Head e alla moda negli anni Quaranta e Cinquanta. Ma la scintilla che acceso il progetto Bloody Edith è arrivata all’improvviso, un anno dopo, con un paio di pantaloncini: quelli indossati nel 1954 da Jane Wyman nel film Magnifica ossessione. Stavo preparando le valigie per il Kustom Weekend 2008 mentre in TV trasmettevano l’indimenticabile pellicola di Douglas Sirk. Fu allora che decisi di cucirmi un paio di shorts identici da sfoggiare al raduno toscano. Detto, fatto. Quegli hot pants fecero scalpore e così decisi di produrli e mettere a punto una prima collezione che mischiasse il fascino degli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta al vantaggio di indossare un capo nuovo. Un vintage non usato, dove s’incontrano storia della moda e abilità sartoriale.

 

Bloody Edith non è solo vestiti per ogni giorno, ma anche abiti da sera… Come scegli i materiali e come disegni le linee per la donna elegante?

A dispetto della produzione in serie e dei tanti stilisti che si affannano a “svestire” le donne di oggi (costrette a strizzarsi in taglie da adolescenti anche quando sono andate ben oltre l’età della pubertà), scelgo di ispirarmi alle dive del passato cinematografico. Per donare alla donna un’eleganza che sia indiscutibile, che non ha bisogno di esporre il corpo femminile, ma che piuttosto punta a valorizzarlo. Nelle mie collezioni pret à porter compaiono gonne a ruota, shorts da pin up, maglioncini bon ton, abiti dalle fantasie floreali che rubano i colori alle Hawaii, giacche avvitate e pantaloni a vita alta come quelli della divina Greta Garbo. Per i materiali scelgo solo prodotti italiani e, quando è possibile, uso dettagli d’epoca originali.

Bloody Edith 2011 - Photo by Enrica Citoni

Bloody Edith 2011 – Photo by Enrica Citoni

Ci sono state persone che ti hanno chiesto di realizzare un capo unico per loro?

Si, certo! Sono tantissime le donne che per cui ho disegnato e realizzato un abito speciale. Cantanti, spose, attrici e ragazze che vogliono semplicemente ritrovare il gusto di indossare un capo pensato per loro e per un’occasione importante. Questo è certamente un lato molto stimolante del mio lavoro, perché mi porta a entrare in stretto contatto con le mie clienti, a conoscerle meglio per poter interpretare e realizzare i loro desideri di stile.

 

Com’è la donna che vesti idealmente? La donna Bloody Edith?

Le mie clienti sono difficilmente etichettabili. Senza dubbio amanti degli anni Quaranta e Cinquanta, rockabilly e ballerine di swing. Ma il vintage innovativo di Bloody Edith appassiona trasversalmente generazioni e classi sociali. Tante diverse categorie di clienti, che però hanno in comune l’attenzione alla qualità di ciò che s’indossa e il desiderio di infrangere i ritmi sfrenati dello shopping di oggi per incontrare la grande moda.

Bloody Edith 2008-2009 - Photo by Daniela Pellegrini

Bloody Edith 2008-2009 – Photo by Daniela Pellegrini

Quali sono le novità di Bloody Edith per quest’anno?

Ho appena spostato l’azienda da Roma a Milano e inaugurato il mio primo showroom

Ori O' Hair

Ori O’: la storica dell’acconciatura

Nella creazione di un total look, certamente i capelli hanno un’importanza fondamentale. Specialmente quando ci addentriamo nel mondo del vintage e del wedding, l’acconciatura dei capelli fa davvero la differenza tra chi sta improvvisando e chi fa sul serio.

Ori O’, acconciatrice professionista, è colei che ha fatto di questa sfuggente ma sostanziale differenza il marchio di fabbrica per il suo mestiere. Da anni acconciatrice, make-up artist e insegnante (come si vede sul suo sito), Ori O’ vanta numerosissime collaborazioni e una larga esperienza, tanto nel mondo dello spettacolo quanto in quello dei servizi per il matrimonio.

Noi di Les Folies Retro abbiamo avuto diverse volte il piacere di collaborare con Orietta (questo il suo nome all’anagrafe), sia per acconciature realizzate per i nostri show e servizi fotografici, sia perché Ori O’ è una degli ottimi docenti nei nostri corsi e nei workshop di burlesque.

Per presentarvela, e per lasciare che anche voi possiate godere di un pizzico della sua vasta conoscenza dell’acconciatura storica e vintage, abbiamo fatto questa piacevole chiacchierata.

 

Ori O’, chi è e cosa fa?

Sono una libera professionista, una look maker specializzata in acconciatura, che lavora in vari settori quali la moda, il teatro e spettacolo in genere, e il settore wedding. Tengo anche workshop di vario tipo. La mia prima formazione è stata da parrucchiera. Vengo dalla gavetta e dall’esperienza trasferitami da mia madre che aveva un suo salone. Ho imparato dapprima direttamente sul campo e poi con lei ho frequentato dei corsi, ma l’acconciatura è sempre stata il mio pane quotidiano. In seguito ho anche studiato e approfondito, ma soprattutto da giovane ho respirato quell’aria e metabolizzato.

 

Alla fine però hai scelto di occuparti di un settore molto specifico…

Ho scelto la mia strada, quella più vicina al mio modo di essere, orientata all’aspetto meramente creativo della professione. Perché abbia scelto proprio l’acconciatura è difficile spiegarlo, quando c’è alle spalle non una scelta ragionata, ma la necessità di seguire un istinto, una passione. Già da giovanissima, in negozio, chiedevo di fare acconciature anziché tagli. Quando capisci che questa è la tua vera passione, hai voglia di studiare, di concentrarti, e poi espanderti. Di creare qualcosa di tuo, partendo però dalla storia, dalla tradizione, che è stata poi la mia base.

Ori O' Hair acconciature vintage

Acconciature vintage by Ori O’ Hair. Servizio moda e catalogo Bloody Edith. Photo by Alex Comaschi e Daniela Pellegrini

Infatti la tua peculiarità è la precisione nelle acconciature vintage…

L’acconciatura è qualcosa che è stata codificata a livello tecnico nell’Ottocento e nel Novecento. Le acconciature a quel tempo erano molto strutturate. C’erano ricerca di perfezione e voglia di stupire. Se fossi solo rimasta figlia del mio tempo, se avessi solo risposto a una domanda di stile da parte della clientela degli anni Ottanta e Novanta, sarei rimasta su cose destrutturate e “spettinate”.

 

Come mai da quegli anni l’acconciatura si è andata sempre semplificando?

L’acconciatura si può anche leggere come qualcosa di sociologico, legato allo stile di vita che la donna conduce. Negli anni ‘80 e ‘90 la donna era sempre più impegnata, c’era la donna manager, e quindi anche per i capelli si cercava qualcosa di sempre più veloce. Mentre negli anni ’50 e ‘60 si investiva molto più tempo nella cura dell’estetica. Per me quegli anni sono stati riferimenti importanti per comprendere le tecniche.

 

Come hai iniziato ad acconciare in stile vintage?

Per me era una fonte di studio e di ispirazione, ma anche di gioco. Mi divertivo a capire attraverso i film, per esempio. La curiosità aumentava, e quindi ho voluto contestualizzare ciò che imparavo ai corsi. Mi sono appassionata a film d’epoca e film in costume, che potevano offrirmi uno spunto e uno stimolo in più.

Ori O' Hair per il cinema

Ori O’ Hair per il cinema. Da destra a sinistra: “Echo Hotel” progetto cinematografico di Marco Marchionni e Menotti, Chiara Mastalli per Maxim – photo by Tania Alineri, “Madame & Monsieur” – cortometraggio, scritto e diretto da Eleonora Albrecht

Al mondo del cinema, e dello spettacolo in genere, sei tornata come professionista…

Questa passione mi ha portato a lavorare alle acconciature di cortometraggi e progetti cinematografici. Spesso vengo chiamata per acconciare attrici per servizi fotografici per importanti riviste. Ho svolto dei lavori per il Teatro dell’Opera di Roma, anche su parrucche e cappelli, qualcosa di veramente suggestivo, soprattutto perché ho dovuto studiare acconciature d’epoca estremamente elaborate, degli autentici capolavori che dovevamo riprodurre.

 

Un altro settore in cui sei molto richiesta è quello dei matrimoni.

Quello del matrimonio, oggi, è il settore in cui è più facile avere la possibilità di realizzare acconciature in modo creativo. La sposa chiede in quel giorno di avere capelli perfetti e un’acconciatura che non usa tutti i giorni. La donna moderna, nel quotidiano, ha i capelli poco acconciati, ma il matrimonio è un giorno speciale, e ci si vuole vedere speciali.

 

Cosa ti chiedono maggiormente le spose oggi?

Mi chiedono di non essere eccessivamente stravolte, il che è una sfida, poiché contrasta con quanto ho appena detto. Si cerca allora di creare qualcosa di ricercato, che però, non essendo mai standardizzato, risponde alle esigenze della sposa.

Ori O' Hair: acconciature sposa

Acconciature sposa by Ori O’ Hair: servizi moda pubblicati da Sposa moderna, photo by Tania Alineri

Tu su cosa ti basi per realizzare l’acconciatura di una sposa?

Cerco sempre di capire empaticamente il mood della cerimonia, i gusti della persona, e anche il suo modo di essere nel quotidiano. Da lì cerco di trovare una soluzione che possa essere ricercata, sofisticata, ma allo stesso tempo che riesca a far sentire la persona a proprio agio. Non vanno più di moda cose estremamente laccate o rigide, ma volumi leggeri e morbidi, delle forme ondulate e soffici.

 

Ti è capitato di acconciare per matrimoni a tema?

Sì, soprattutto a tema vintage, ma c’è da fare una premessa. Anche nelle acconciature che vediamo

Lalla Hop

Lalla Hop: intervista alla vintage DJette

Il suo nome è ormai sinonimo di divertimento musicale in chiave vintage. Il suo stile inconfondibile regala agli appassionati momenti di puro entertainment, e contemporaneamente riesce a coinvolgere sempre nuovi accoliti. Lalla Hop, la vintage djette più famosa in Italia ha risposto alle nostro domande più impertinenti, sempre con il sorriso che la contraddistingue…

Lalla Hop, presentati a chi ancora non ti conosce.

Sono semplicemente un’appassionata della musica, dei balli e della cultura dell’America degli anni ‘40 e ‘50 che qualche anno fa ha avuto la possibilità di trasformare questa passione in un lavoro a tempo pieno.

Come e quando hai iniziato a lavorare come dj di stampo vintage? E quando hai deciso che sarebbe stato il lavoro della tua vita?

Anzitutto il termine dj non è esatto poiché io sono esclusivamente una selezionatrice di musica. Tutto iniziò nel 2008, quando decisi di fermarmi a vivere stabilmente a Roma e mi accorsi che nella capitale le occasioni per ballare erano pressoché nulle… All’epoca esistevano già diverse band, ma purtroppo i locali in cui si esibivano non erano idonei al ballo. Soprattutto però mancava la materia prima: non c’erano i ballerini! Quei pochi si contavano sulle dita di due mani, tra cui il pioniere Eddy Ceccarelli, che aprì il corso di lindy hop nel lontano 1998, un vero e proprio alieno!

Ballare era per me parte integrante di questa passione e non potevo farne a meno… Mi sembrava un’assurdità dover fare centinaia di chilometri e raggiungere Senigallia, Ancona, Forlì, ecc. per andare a divertirmi… Mi dicevo: ma io vivo a Roma, la capitale! Al che giurai a me stessa che le cose sarebbero cambiate, a costo di mettere musica io, di dover organizzare e di insegnare a ballare!

Ma con molta sincerità, posso dirvi che mai avrei pensato che il tutto si sarebbe tramutato in un lavoro vero e proprio! L’interesse e il successo delle mie serate crescevano esponenzialmente giorno dopo giorno, grazie anche all’importante supporto del MiccaClub, e quindi giunse il momento di prendere una decisione, lasciare il mio solido e caro posto fisso per diventare Lalla Hop a tempo pieno!

Quando hai iniziato tu non c’era tutta questa attenzione al mondo vintage, alla musica swing e alle sonorità del passato. Ora il panorama è cambiato. Quanto questo ti piace e quanto, realisticamente, crea difficoltà, forse un po’ di omologazione o addirittura emulazione?

È naturale che le cose si evolvano, anzi è positivo! Si hanno molte più possibilità di creare cose sempre più belle, ma come tutti i percorsi, questo non è stato assolutamente facile, poiché nessuno, io in primis, sapeva cosa sarebbe successo… A pieno titolo era stata introdotta una novità nel panorama dell’intrattenimento e della vita notturna della città di Roma, e ogni nuovo tassello era un enorme dubbio: Piacerà? Quindi si andava avanti per tentativi e per qualche anno siamo stati in una situazione un po’ troppo caotica dovuta alle diverse sovrapposizioni di serate e di nuove organizzazioni. Ma devo dire che con il tempo si è creata una logica nel produrre gli eventi al fine dell’esito positivo di ogni cosa: ci si rispetta e c’è lavoro per tutti!

Quando lasci la consolle, diventi anche una swing dancer niente male…

È più forte di me, non so resistere!

Lalla Hop

Questa estate, come anche le precedenti, vede un proliferare dei festival a tema: a quali parteciperai o hai già preso parte?

L’estate è per me un periodo meraviglioso, mi dà modo di viaggiare e di vivere i maggiori festival italiani, dove oltre ad avere l’onore di partecipare, posso rivedere tantissimi amici, conoscere nuove persone e collaborare con artisti e colleghi che ogni volta mi lasciano un bellissimo ricordo!

Torno a casa ricaricata e con tante nuove idee!

Dal 2009 ho collaborato con la maggior parte dei festival nazionali nel settore dello swing, del rock ‘n’ roll e del rockabilly, dal nord al sud Italia, isole comprese! Sono tanti, non posso elencarli tutti qui.

Cosa significa per te prendere parte a uno di questi festival? E perché è importante che ci siano?

Per i motivi che ho detto prima: è un’esperienza personale, ogni festival mi arricchisce di emozioni, collaborazioni e mi fa conoscere tanti artisti. Prendere parte a un festival è un consiglio che non smetterò mai di dare! Un festival è un po’ come andare in vacanza mantenendo le abitudini e le passioni, rincontrando amici lontani e conoscendone di nuovi e si riporta a casa un’esperienza unica!

Non ti limiti a selezionare la musica: il tuo è un total look e si può dire che gran parte della tua vita ruoti intorno al vintage, soprattutto anni ’50. È una cosa che ti è venuta naturalmente facendo questo lavoro? Sei un po’ una testimonial, una pubblicità vivente per questo mondo, per molti ancora da scoprire…

Una pubblicità vivente, questa è bella!

Anche qui parliamo di percorsi di vita… Sono in quest’ambiente da ben 20 anni, prima la passione per la musica, poi per il ballo e con il tempo ho scoperto che questo look è il mio! La moda degli anni ‘40 e ‘50 mi ha sempre affascinato, vedere nei film o nelle fotografie quelle dive così meravigliose, donne elegantissime… sognavo ad occhi aperti. Il mio look è arrivato piano piano, prima un fiore tra i capelli, poi le decolté, poi un vestitino che fasciava la vita e arrivava appena sotto il ginocchio, ogni cosa che introducevo nel mio armadio mi faceva sentire a mio agio e guardandomi allo specchio dicevo: Questa sono io!

Di dj di stampo vintage ormai ce ne sono parecchi: il tuo stile peculiare da cosa è caratterizzato? Quali selezioni preferisci?

Seleziono solo musica che piace a me, questo è stato il mio punto di forza in consolle, pensavo che per trasmettere la mia passione il tutto sarebbe dovuto arrivare come prima cosa dalla musica!

Lavoro in ambienti molto diversi tra loro, ma per i quali nutro la stessa passione, quindi non mi risulta difficile dover gestire una serata di swing delle grandi orchestre degli anni ‘30 e ‘40 oppure selezionare la migliore musica rockabilly

Retrorama Vintage Affair

Retrorama Vintage Affair: intervista ai due look maker

Les Folies Retro vuole essere un punto di riferimento per lo stile vintage a 360 gradi. Ecco perché abbiamo scelto, tra i nostri amici e partner più affidabili, di porre qualche domanda al duo di “complici” Retrorama Vintage Affair. Una piccola ma significativa realtà vintage a Roma, che si occupa di consulenze per un autentico look in stile retro.

In un momento in cui il vintage è tornato di moda – e passateci l’ossimoro – è facile fare confusione. Sono in molti a semplificare non riuscendo a riprodurre quella vera eleganza, quel sapore d’altri tempi erroneamente considerato irripetibile. Ebbene, Frances Belle e Al Vise lo replicano, eccome! Ma lasciamo loro la parola…

Di cosa si occupa esattamente Retrorama Vintage Affair?

Retrorama, come suggerisce il nome, è una visione del passato. La missione di Miss Frances Belle e Mr. Al Vise, i fondatori, è di far rivivere lo stile e l’eleganza della Golden Age di Hollywood. Non si limitano a proporvi accessori e abiti d’epoca o fedeli riproduzioni, ma vi conducono nel passato, fornendo delle linee guida con articoli, workshop e consulenze personalizzate di look e make up retrò.

Come vi è venuta l’idea? Era un’esigenza?

Sì, era (ed è) un’esigenza. Volevamo anche noi dire la nostra in fatto di vintage, in un momento in cui va tanto di moda ma c’è tanta confusione e approssimazione. Perché travisare un periodo in cui quello che oggi viene considerato come abbigliamento estremamente elegante, era la normalità? Oggidì gli uomini non sanno più nemmeno farsi il nodo alla cravatta e le donne non conoscono più l’eleganza di portare un cappello.

Siete infatti tra i pochissimi a occuparsi anche del look maschile in fatto di vintage…

Ci si prova, ma non è facile! Se per una donna in teoria basterebbero un vestito, un bel paio di décolleté e un accessorio azzeccato per essere affascinate e femminile, per l’uomo riuscire ad assomigliare a un raffinato gentleman (e non a un tronista) diventa un po’ più complesso. C’è chi con il cappello sta male, chi la cravatta proprio non riesce a soffrirla… e lì c’è un po’ più da lavorare: però è bello che anche l’uomo riscopra se stesso, il piacere di vestirsi bene, con cura ed eleganza, anche senza esagerare.

RetroramaVintageAffair

Una domanda che sicuramente vi pongono in molti – e che magari vi dà anche una punta fastidio – Voi siete così anche nella vita quotidiana: andate in giro con vestiti vintage, curate il trucco, il taglio di capelli, i baffi… Sembrata davvero usciti dagli anni ’50!

Ebbene sì. O perlomeno nel privato. Al, lavorando a contatto con il pubblico e dovendo indossare sovente giacca e cravatta, quando può sfoggia cravatte retrò e annessi accessori (fermacravatte, spille da colletto…). Fran appena può sfoggia l’ultimo abito che arriva dagli Stati Uniti e adora collezionare accessori. Ha una vera passione per borsette e cappelli! Ci sentiamo a nostro agio con queste mises, e la naturalezza con cui indossiamo questo abbigliamento fa sì che non sembri una cosa eccessivamente strana.

Vi è mai capitato qualche malizioso che vi ha accusati di fingere di essere vintage solo per farvi notare?

Per fortuna non ancora, forse perché siamo genuini. Questa è la nostra vera dimensione. Una volta qualcuno ci ha detto che siamo come Clark Kent, quando siamo “normali” nascondiamo la nostra vera identità, cioè quella retrò.

Il logo di Retrorama rappresenta una versione stilizzata di voi, molto divertente. Come vi è venuta l’idea e chi è l’autore?

Volevamo un marchio dal sapore vintage, ma al tempo stesso riconoscibile, facilmente identificabile con noi. Volevamo ispirarci ai fumetti e ai cartoon del passato. Per fare ciò ci siamo rivolti ai migliori in fatto di fumetti, gusto retrò e fantasia: i mitici Blonders Bureau (potete anche visitare il loro blog su internet). Sono bastate poche parole e hanno tirato fuori un capolavoro.

Dove si può trovare Retrorama?

A parte fiere specifiche e mercatini, le consulenze possono essere richieste sempre? ll sito internet di Retrorama è in fase di costruzione. A breve arriverà con delle interessanti novità e lì si potranno fare le richieste più disparate. Intanto ci potete trovare su Facebook con la pagina Retrorama Vintage Affair, o alla email retroramavintageaffair@hotmail.com . Siamo anche su Instagram! Facciamo consulenze sia online che di persona: se avete un dilemma di stile sapete ci contattare!

Due rapidi consigli per donne e uomini che vogliono avere stile ed eleganza?

Uomini: non siate banali, ma non esagerate. Basta poco per essere eleganti, ma non sforzatevi di apparire eccessivamente azzimati . Donne: ricordate che qualunque sia la vostra ispirazione in fatto di stile, la parola d’ordine è eleganza. In questo le dive di Hollywood di quegli anni erano maestre, prendete allora spunto dalle immagini di quegli anni e ricordatevi che a volte basta un dettaglio per cambiare totalmente un look!