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Bloody Edith: il vintage nuovo per donne vere

Il look vintage più autentico, quello ispirato agli anni Quaranta e Cinquanta, quello che prende forma guardando vecchi film in bianco e nero, ma che infonde tutta l’allegria e l’energia del technicolor. Sono gli abiti di Bloody Edith, stilista che disegna le proprie collezioni su autentici cartamodelli vintage, ma che realizza vestiti nuovi, non usati, e li rende pret-à-porter e accessibili a tutti. È il concept alla base del lavoro di Laura Distefano, la mente e anche il braccio dietro tutto questo progetto. Sono anni che noi di Les Folies Retro conosciamo Laura: anche noi abbiamo nei nostri armadi almeno uno dei suoi capi ciascuno…

 

Ciao Laura, presentati a chi non ti conosce.

Romana DOC ma trapiantata a Milano, dove ho inaugurato il mio primo atelier, sono l’ideatrice e stilista del marchio Bloody Edith, ispirato alla moda degli anni Quaranta e Cinquanta e dedicato all’unica costumista che nella storia del cinema ha vinto ben otto premi Oscar: Edith Head, di cui ho adottato il motto “Un vestito deve essere abbastanza stretto per mostrare che sei una donna e abbastanza lento per mostrare che sei una signora”. Disegno e mi occupo di ogni dettaglio della produzione dei capi, realizzati tutti completamente a mano in sartorie rigorosamente italiane.

Bloody Edith 2011-2012 - Photo by Daniela Pellegrini

Bloody Edith 2011-2012 – Photo by Daniela Pellegrini

Come definiresti il tuo lavoro?

In due parole: curioso e creativo. La volontà di offrire un prodotto unico non solo nello stile, ma anche nei materiali e nella fattura guida da sempre il mio lavoro. Dietro ogni modello c’è una certosina ricerca storica, tra cartamodelli e altri dettagli d’epoca. E c’è lo sforzo di proiettarsi nel passato per creare un prodotto originale ma in perfetta sintonia con il gusto di icone sofisticate come Ingrid Bergman e seducenti come Marilyn Monroe, per restituire alla donna il piacere di un capo fatto a mano, liberandola dalle tendenze imposte da un mercato della moda afflitto dall’omologazione dei prodotti in serie.

 

Come nasce il nome Bloody Edith e cosa indica?

Molti pensano che Bloody Edith sia il mio nome all’anagrafe, invece è chiaramente riferito alla storica costumista della Paramount, Edith Head appunto. Per quanto riguarda l’aggettivo “Bloody” preferisco mantenere il segreto. D’altronde in inglese questo termine ha un significato ambiguo. Mi piace pensare che Bloody Edith possa essere letto secondo diversi punti di vista.

Bloody Edith 2009-2010 - Photo by Daniela Pellegrini

Bloody Edith 2009-2010 – Photo by Daniela Pellegrini

Nel panorama vintage italiano Bloody Edith è ormai un marchio riconosciuto. C’è voluto molto per raggiungere questo traguardo?

Con il senno di poi posso dire che tutto è iniziato nel 2007, con la mia tesi di laurea all’Accademia di Belle Arti Roma con indirizzo “Scenografia, Costume e Spettacolo”. Era dedicata proprio a Edith Head e alla moda negli anni Quaranta e Cinquanta. Ma la scintilla che acceso il progetto Bloody Edith è arrivata all’improvviso, un anno dopo, con un paio di pantaloncini: quelli indossati nel 1954 da Jane Wyman nel film Magnifica ossessione. Stavo preparando le valigie per il Kustom Weekend 2008 mentre in TV trasmettevano l’indimenticabile pellicola di Douglas Sirk. Fu allora che decisi di cucirmi un paio di shorts identici da sfoggiare al raduno toscano. Detto, fatto. Quegli hot pants fecero scalpore e così decisi di produrli e mettere a punto una prima collezione che mischiasse il fascino degli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta al vantaggio di indossare un capo nuovo. Un vintage non usato, dove s’incontrano storia della moda e abilità sartoriale.

 

Bloody Edith non è solo vestiti per ogni giorno, ma anche abiti da sera… Come scegli i materiali e come disegni le linee per la donna elegante?

A dispetto della produzione in serie e dei tanti stilisti che si affannano a “svestire” le donne di oggi (costrette a strizzarsi in taglie da adolescenti anche quando sono andate ben oltre l’età della pubertà), scelgo di ispirarmi alle dive del passato cinematografico. Per donare alla donna un’eleganza che sia indiscutibile, che non ha bisogno di esporre il corpo femminile, ma che piuttosto punta a valorizzarlo. Nelle mie collezioni pret à porter compaiono gonne a ruota, shorts da pin up, maglioncini bon ton, abiti dalle fantasie floreali che rubano i colori alle Hawaii, giacche avvitate e pantaloni a vita alta come quelli della divina Greta Garbo. Per i materiali scelgo solo prodotti italiani e, quando è possibile, uso dettagli d’epoca originali.

Bloody Edith 2011 - Photo by Enrica Citoni

Bloody Edith 2011 – Photo by Enrica Citoni

Ci sono state persone che ti hanno chiesto di realizzare un capo unico per loro?

Si, certo! Sono tantissime le donne che per cui ho disegnato e realizzato un abito speciale. Cantanti, spose, attrici e ragazze che vogliono semplicemente ritrovare il gusto di indossare un capo pensato per loro e per un’occasione importante. Questo è certamente un lato molto stimolante del mio lavoro, perché mi porta a entrare in stretto contatto con le mie clienti, a conoscerle meglio per poter interpretare e realizzare i loro desideri di stile.

 

Com’è la donna che vesti idealmente? La donna Bloody Edith?

Le mie clienti sono difficilmente etichettabili. Senza dubbio amanti degli anni Quaranta e Cinquanta, rockabilly e ballerine di swing. Ma il vintage innovativo di Bloody Edith appassiona trasversalmente generazioni e classi sociali. Tante diverse categorie di clienti, che però hanno in comune l’attenzione alla qualità di ciò che s’indossa e il desiderio di infrangere i ritmi sfrenati dello shopping di oggi per incontrare la grande moda.

Bloody Edith 2008-2009 - Photo by Daniela Pellegrini

Bloody Edith 2008-2009 – Photo by Daniela Pellegrini

Quali sono le novità di Bloody Edith per quest’anno?

Ho appena spostato l’azienda da Roma a Milano e inaugurato il mio primo showroom che incarna il mio concept, a un passo dai Navigli. Non è il classico negozio, ma un luogo sospeso nel tempo, a metà tra un salotto e un atelier vecchio stile dove accolgo le clienti su appuntamento, come accadeva in Come sposare un milionario e altre vecchie pellicole hollywoodiane. Voglio che si venga da Bloody Edith in viale Col di Lana anche solo per chiacchierare di moda, sfogliare vecchie riviste e concedersi il piacere di entrare in contatto con gli abiti della mia collezione e con tutto ciò che rappresentano.

 

Tutte le acconciature nelle foto sono di Ori ‘O’ Hair.

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